Sr. Helen Alford, OP, presenta le nuove borse di studio disponibili all’Angelicum

La borsa di studio comprende:

iscrizione al corso di Laurea triennale in Scienze Sociali o al Corso annuale in Management del Terzo Settore
partecipazione a ricerche di Facoltà
orientamento al lavoro, tirocini formativi e attività sociali
collaborazione con un’ampia rete di soggetti del territorio

Futuro Insieme

Borse di studio 2021 / 22.

Laurea triennale in Scienze Sociali
Corso Professionale annuale in Management del Terzo Settore per cittadini stranieri residenti in Italia
nuove generazioni (cittadini italiani)
giovani ed adulti.

Candidature entro il 9 Luglio 2021.

Sr. Helen Alford, OP, Vice Rettore dell’Angelicum, membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, presenta le nuove borse di studio disponibili all’Angelicum nell’anno accademico 2021-22./

Video in inglese; https://youtu.be/vO6dCPgEbhQ

Anteprima(si apre in una nuova scheda)

Obiettivo: rafforzamento delle capacità dei cittadini stranieri residenti in Italia e degli Italiani di seconda generazione, giovani ed adulti, perché possano divenire agenti di cambiamento sociale, capaci di promuovere l’inclusione sociale dei migranti nei territori.
La borsa di studio comprende:

  • iscrizione al corso di Laurea triennale in Scienze Sociali o al Corso annuale in Management del Terzo Settore
  • partecipazione a ricerche di Facoltà
  • orientamento al lavoro, tirocini formativi e attività sociali

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ANGELICUM, ROMA: CONCLUSA CON SUCCESSO LA CONFERENZA #COMMUNITAS 2021 “LA PREDICAZIONE E LE ARTI”

Nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita di San Domenico . . . in un mondo che sta diventando più visivo, narrativo e secolarizzato, . . . mentre la presentazione razionale della fede viene sempre più rifiutata e . . . dove le arti, in Occidente, vengono sempre più separate dalle fonti ispirative della fede che le hanno alimentate fino al XX secolo: Communitas 2021, la conferenza interfacoltà, ha scelto come tema “la Predicazione e le Arti”.

Un grande successo per la conferenza #COMMUNITAS 2021, organizzata dall’Università Pontificia Angelicum di Roma, nella ricorrenza dell’ottavo centenario della nascita di San Domenico (1221-2021), fondatore dell’Ordine dei Predicatori (OP).

”Ma cosa c’entra San Domenico con le immagini … Sembra che il Santo di Caleruega non fosse interessato all’uso delle immagini nella predicazione. Egli fu sostanzialmente un vir apostolicus, un uomo della parola. Per i suoi conventi “esigeva la povertà nelle costruzioni e nelle chiese dei frati, nel culto e nella decorazione degli ornamenti ecclesiastici”, spiega Fr. Sergio Catalano OP nel suo intervento ”L’arte nell’alveo della missione della Chiesa”.

COMMUNITAS 2021, la conferenza interfacoltà dal titolo “LA PREDICAZIONE E LE ARTI”, si è svolta (su zoom e youtube ) nei giorni 7 e 8 Maggio ed è stata preceduta da 4 webinars di approfondimento, nei giorni 19 Aprile, 26 Aprile, 3 Maggio e 5 Maggio 2021.

Diversi e importanti sono i temi affrontati nella conferenza, che è stata trasmessa online in diretta streaming dall’Università Angelicum, con traduzione simultanea in lingua inglese ed italiana: le arti nella predicazione; predicare con le arti; il ruolo dell’arte contemporanea nell’odierna vita della Chiesa; la predicazione domenicana e le arti; la predicazione del Beato Angelico nelle Sue annunciazioni e crocifissioni; la predicazione nelle piazze, la predicazione nelle Chiese; norme canoniche riguardanti gli spazi sacri e le arti; la Predicazione e le Arti nel tempo della riproducibilità digitale, ed altri. Ad ogni sessione, seguì un dibattito tenuto da respondents appartenenti a facoltà/istituti diversi dall’oratore. Il successo della conferenza è stato evidenziato dalle numerose domande pervenute in diretta da parte del pubblico.

#Communitas 2021, ha visto la partecipazione di un importante panel di relatori, docenti domenicani, religiosi e laici, e studenti delle varie facoltà della PUST Pontificia Università di S. Tommaso d’Aquino di Roma, al fine di studiare, aprire dibattiti e approfondire la conoscenza di un tema di fondamentale importanza, come le arti e la predicazione, con il supporto della tecnologia digitale. Altresì, studenti provenienti da varie facoltà dell’Angelicum, coordinati dalla Sr. Prof. Helen Alford OP Vice Rettore dell’Angelicum, sono stati coinvolti fattivamente nella pianificazione ed organizzazione del lavoro dell’intera conferenza stessa.

Papa Francesco ha inviato un importante messaggio per l’occasione, letto da Fr. Michał Paluch, OP Rettore della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, all’apertura della conferenza, il 7 Maggio.

COMMUNITAS 2021 – Predicazione e le Arti – Video

Clicca sui titoli per seguire i video degli webinars e della conferenza sul canale YouTube dell’Angelicum:

19 Aprile: P. Alain Arnould OP – “Il Ruolo dell’Arte Contemporanea nella Vita Odierna della Chiesa” – COMMUNITAS 2021 – Predicazione e le Arti

April 19: Fr. Alain Arnould OP – “The Role of the Present-Day Arts in Church Life Today” – COMMUNITAS 2021 – Preaching and the Art

26 Aprile: P. Efrem Jindráček OP – “San Domenico in Soriano nella predicazione domenicana” – COMMUNITAS 2021 – Predicazione e le Arti

26 April: Fr. Efrem Jindráček OP – “San Domenico from Soriano in Dominican preaching” – COMMUNITAS 2021 Preaching and the Arts

3 May: Prof. Ruth Anne Henderson OP – 10th-century Inculturation: the Poet-Preacher of “The Dream of the Rood” – COMMUNITAS 2021 – Preaching and the Arts

5 Maggio: “Il connubio fra ARS IURIS e ARS CELEBRANDI” Prof. Vincenzo Fasano e Fr. Dominic Jurczak OP – COMMUNITAS 2021 Predicazione e le Arti

5 May: “Union between ARS IURIS and ARS CELEBRANDI” – Prof. Vincenzo Fasano and Fr. Dominic Jurczak OP – COMMUNITAS 2021 Preaching and the Arts

Video conferenza 7 e 8 Maggio

7 May 2021:

Clicca sull’immagine per accedere al video della conferenza, Venerdì, 7 Maggio 2021

8 May 2021:

Clicca sull’immagine per accedere al video della conferenza, Sabato, 8 Maggio 2021

Sito web Communitas 2021 – “La Predicazione e le Arti”

Informazioni sul sito ufficiale dell’Angelicum

Pagina facebook

Canale YouTube

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21 maggio 2021. Lavoratori migranti invisibili e diritti umani visibili. Conferenza scientifica interdisciplinare alla Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino

Vai sul sito https://angelicum.it/news/2021/01/28/conference-invisible-migrant-workers-and-call-for-papers/ e registrati per partecipare.

CONFERENCE: Invisible Migrant Workers and Call for Papers

ANNOUNCING  –  Join us on 21 May 2021 join us for an interfaculty/interdisciplinary conference, “INVISIBLE MIGRANT WORKERS AND VISIBLE HUMAN RIGHTS” – for the 2020/21 CRISIS project called Social Solidarity in Europe: Migrant Workers from Eastern Europe for Western Europe Migrant Workers.  The single day conference will take place virtually at the PONTIFICAL UNIVERSITY OF ST. THOMAS AQUINAS in ROME (FACULTY OF SOCIAL SCIENCES) in collaboration with the INSTITUTE MARIE-DOMINIQUE CHENU of BERLIN.

WHO?  –  All are invited to participate, including ALL UNIVERSITIES & SCIENTIFIC INSTITUTIONS as well as fellow ANGELICUM professors & students!   REGISTER NOW

SCHEDULED PRESENTERS

A CALL FOR PAPERS – The results of this conference will be peer-reviewed proceedings by several scientific institutions with a final publication by Angelicum Journal in 2022.  Applicants must submit their abstract by the deadline of 31 March 2021, as indicated on the conference websitehttps://sites.google.com/pust.it/conference-invisible-workers

More information here

WHY? – Migrant workers are part of the everyday economic life of Europe. Today we find Ukrainian agricultural workers in Spain, Romanian workers in German meat factories, and Slovakian, Czech and Hungarian geriatric nurses assisting Austrian families – to name only a few. Usually these workers are “invisible.” Many of them are exploited both socially and economically. During their time of employment, they live in poverty level accommodations. Employee rights, such as hours or work breaks, have been ignored. During this time of COVID crisis these invisible migrant workers have become visible. The lines of exploitation often run between Western and Eastern Europe; but also occur between EU and non-EU states.

HOW?  – The aim of the project is to address experts from Church leaders, communities and institutions, responsible persons in European institutions and finally trade unions and employers to find solutions to this European crisis.

Advertising (poster also on above site):

ENGLISH POSTER

ITALIANO LOCANDINA

Together let us build up the Body of Christ and improve the working conditions of our migrant worker brothers and sisters who do so much for the life of everyday Europe!

CONTACT: Prof. Innocenzo M.V. Szaniszló OPszaniszlo@pust.it

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Pistoia. Dai un senso alla vita: Rispettala, premiazione

Pistoia, 5 maggio 2021, ore 17,30 – 19,00, via Web. Ripartiamo: Uguali o Diversi? Guarda tutti i video: Dai un senso alla vita: Rispettala.

Il 5 maggio 2021, con il coinvolgimento dei ragazzi e dei video prodotti durante il progetto, attraverso la piattaforma di TVL Pistoia, si terrà l’Incontro su Google Meet, al quale parteciperanno studenti, professori, esperti della materia e sociologi ANS.
Codurrà i lavori il Presidente ANS Toscana e Dirigente naz.le Giuliano Bruni.
Tra i vari partecipanti ai lavori, il Presidente nazionale ANS Pietro Zocconali e il Segretario nazionale ANS Antonio Polifrone.

Nei giorni successivi all’evento Web, Covid permettendo, si terrà la premiazione finale dei concorsi, che avverrà all’interno dei locali del Comune di Pistoia alla presenza di autorità locali e regionali. Sono previsti 3 vincitori per ogni concorso: 1°, 2° e 3° classificato.

Per info su date ed eventi: https://www.labotosc.com/

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VIII centenario dies natalis di S. Domenico. COMMUNITAS 2021 – Live-stream conferenza interfacoltà – “La predicazione e le arti”

 Nell’anno della ricorrenza dell’ottavo centenario del dies natalis di San Domenico, la Conferenza Communitas 2021 organizzata dalla Pontificia Università di S. Tommaso d’Aquino in Urbe, affronta il tema “La predicazione e le Arti”. 

Scarica il PDF del Programma 

Communitas è una conferenza interfacoltà, che mette insieme gli esperti di varie discipline della  PUST Pontificia Università di S. Tommaso d’Aquino, per presentare, discutere e approfondire un tema attuale di grande importanza, quale la “La Predicazione e le Arti”. 

Nell’edizione 2018- 2019, il tema è stato “Il bene comune o la società dello scarto. Fondamenti e Applicazioni”; nel 2019-2020 l’evento è stato cancellato a causa della pandemia. Nel 2020-2021, Communitas si  focalizzerà sul tema “La Predicazione e le Arti”. Per la prima volta nella sua storia, questa  conferenza sarà aperta alla partecipazione di religiosi (frati, suore) e laici domenicani in Italia, come  relatori principali, respondents o partecipanti in aula/ online.

SITO WEB COMMUNITAS

REGISTRATI VIA EVENTBRITE

COMMUNITAS 2021 – Live-stream Interfaculty Conference: Preaching and the Arts

“Communitas” is an inter-faculty conference that brings together experts from across the various disciplines of the Pontifical University of St. Thomas Aquinas to present, debate and deepen our understanding of a topic of crucial importance for our day.

COMMUNITAS WEBSITE

REGISTER VIA EVENTBRITE

Preaching is a complex activity, but most would agree that communicating the faith is at its heart. For most of history (even if less so now), the complex activity of artists has been considered, at least in part, as a form of communication. It is not surprising, therefore, that the Order of Preachers has a long association with the arts, seen as an integral part of the order’s central charism of preaching. In the year of the 800th anniversary of the dies natalis of St Dominic . . .
. . . in a world that is becoming more visual, narrative and secularized,
. . . where a rational presentation of the faith is increasingly rejected, and,
. . . where the arts in the West have become largely separated from the sources of religious inspiration which have fed them until well into the 20th century:
the inter-faculty conference, Communitas 2021, addresses the topic of “Preaching and the Arts”.

Programme of the Days PDF

Clicca sull’immagine per accedere alla pagina ufficiale della Conferenza Communitas 2021
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1 Marzo: una festa che unisce i popoli europei


Il 1 Marzo è una ricorrenza molto sentita in Romania, Repubblica Moldova, Bulgaria, Macedonia del Nord e anche in Grecia. Si celebra attraverso la confezione di un piccolo fiocchetto a forma di otto con dei fili bianchi e rossi, di canapa o lana (più tardi di cotone). I colori del mărțișor rappresentano la vita e l’essenza stessa della forza che da essa scaturisce e al contempo, oggi, un augurio che gli uomini fanno alle donne per una primavera ed un anno ricco di fortuna. Mi piace interpretarlo anche come un simbolo della vita che si rinnova, che trova forza per riprendersi dopo la stagione dell’inverno.

Tale usanza, sicuramente anteriore all’arrivo dei Romani e che trovava la sua origine in antiche tradizioni daco/trace

Nell’antica Roma in questo particolare momento dell’anno si celebravano i Matronalia in onore di Giunone Lucina. Ed era tradizione che gli uomini recassero doni alle proprie moglie e madri. Infatti le “Matronalia” celebravano la centralità delle donne ed il loro ruolo assunto nella pace tra Romolo e Tito Tazio. Il successivo collegamento di questa festa con il culto di Giunone protettrice delle nascite, trasformò la festività nella celebrazione delle nascite. Il tutto forse anche legato ai cicli della terra che si apprestava ad essere seminata e far germogliare il raccolto.

Fonte immagine: https://lightsourcecharity.org/

Sempre il 1 marzo era, prima delle riforma, il primo giorno dell’anno da qui il fatto che “ottobre” “novembre” e “dicembre” conservino nei loro nomi il fatto di essere l’ottavo il nono e il decimo mese

Anche i Popoli veneti e la Serenissima Repubblica di San Marco sino che rimase in vita usavano accanto al calendario gregoriano celebrare con un proprio calendario (more veneto) il 1 Marzo come primo giorno dell’ anno. Nella repubblica veneta gli atti ufficiali contenevano sia la data secondo il calendario gregoriano sia quella secondo il calendario veneto.

Mi è sembrato interessante ricordare questa concomitanza di usanze per sottolineare, ancora una volta, come in una società cosi diversa e per certi versi sempre più interdipendente si possano trovare elementi che uniscono i popoli, le culture e le religioni. Esiste infatti, un Europa dei popoli un Europa delle tradizioni che seppur lontane geograficamente uniscono i popoli . Forse è a questa Europa dello spirito che forse dovremmo guardare per capire la centralità della nostra storia .

Inoltre, speriamo che sia di auspicio per la ripresa demografica dell’Europa.

Marco Baratto

pubblicato su https://www.welfarenetwork.it/

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„Canto perché l’amor non passa”: diretta streaming dal Teatro Fontarò, 2 gennaio 2021

In occasione delle festività natalizie, all’interno del progetto culturale dal tema “ Accendiamo una luce…” promosso dal Comune di Palermo Area delle Culture, l’Associazione MusicaMente presenta lo spettacolo dal titolo “Canto perché l’amor non passa”, che verrà trasmesso in diretta streaming dal Teatro Fontarò, il 2 gennaio con replica il 3 gennaio 2021, alle ore 18.00.

In scena Debora Troìa, canto e voce recitante, Silvia Di Giovanna, voce recitante , e l’Arianna Art Ensemble: Paolo Rigano, chitarra barocca, Silvio Natoli, colascione e tiorba, Cinzia Guarino , clavicembalo e Giuseppe Valguarnera, percussioni. Testo e regia di Gianfranco Perriera, musiche a cura di Paolo Rigano. Assistente di scena Adriana Rigano.
Tra seicento e settecento Palermo, tra luci e ombre, visse un periodo di grandi trasformazioni ed innovazioni, in cui la città assunse l’aspetto di grande capitale. Soprattutto per la musica fu un periodo di incantato fervore. Stili ed etnie si mescolavano in straordinaria creatività. Accompagnate da questa musica, eseguita in scena, due donne (una narratrice e la cantante – voce del personaggio protagonista) conducono gli spettatori in un racconto che, pur se ambientato in secoli lontani, mantiene l’universalità delle sue tematiche. Precipitata nella rovina economica, la protagonista femminile, dovrà sopportare sradicamento e violenza, ma sulla sua strada incontrerà – la sera di Natale – un musicista e, con lui, una travolgente storia d’amore. Sarà lui a insegnarle l’arte del canto. Un canto malioso che non dimentica il dolore, ma che lascia risuonare anche la sua protesta contro le offese del mondo e che apre alla possibilità che le ferite degli umani possano un giorno trovare giustizia.

Canta, la donna, perché l’amor per gli umani non passa. Che le storie d’amore tipiche della letteratura d’occidente avessero tentazione tragica, aveva scritto De Rougemont. Che le storie d’amore (e la vocazione artistica sempre d’amore è ispirata) non si rassegnino alla pochezza, alle offese, alle catastrofi del mondo, suggerisce lo spettacolo.
Le musiche di questo spettacolo, frutto di una ricerca musicologica di Paolo Rigano, mirano a ricreare la luce e l’atmosfera nelle strade e nei vicoli delle città siciliane, ed in particolare di Palermo, durante il periodo della dominazione spagnola: Danze, tonos humanos, canzoni, arie antiche siciliane sono eseguiti con gli affascinanti strumenti dell’ epoca e la tecnica esecutiva del tempo.


Lo spettacolo potrà essere visionato sulla pagina Facebook MusicaMente; https://www.facebook.com/MusicaMentePalermo/
sulla pagina facebook del Teatro Fontarò: https://www.facebook.com/FontaroARCI/
e sul canale you tube dell’Associazione Musicamente: https://www.youtube.com/channel/UCWYL1hEjQJDukAdF4_SBcPA.

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Romania: 31° anniversario della Rivoluzione

Evento online, MARTEDÌ 22 DICEMBRE 2020, ORE 18:00

Conversazione con esponenti della diaspora romena in Italia, sul 31° anniversario della Rivoluzione romena del 1989. Con riferimento alle ultime elezioni politiche.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni giornalista storico sociologo

📬 RSVP entro il 20 dicembre a euroitalia.news@gmail.com
per ricevere il link di accesso.

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L’artista romena, Luminiţa Ţăranu, vincitrice del 47° Premio Sulmona – Premio Speciale per Artista Straniero

 

L’artista romena Luminiţa Ţăranu, che vive e lavora in Italia dal 1987, si annovera tra i vincitori del 47° Premio Sulmona. La Giuria le ha assegnato il Premio Speciale per Artista Straniero per il suo lavoro PICTA MANENT 2020. La prestigiosa rassegna internazionale di arte contemporanea, inaugurata il 7 novembre presso il Museo Civico Diocesano Santa Chiara di Sulmona, in Abruzzo, è dedicata quest’anno alla memoria del suo fondatore Gaetano Pallozzi, venuto a mancare lo scorso aprile. La manifestazione, organizzata quest’anno online dal Circolo di Arte e Cultura “Il Quadrivio”, con il Patrocinio del Senato della Repubblica, della Regione Abruzzo, della Provincia dell’Aquila e del Comune di Sulmona, ha riunito circa 240 artisti provenienti dall’Italia e da nazioni come Germania, Serbia, Polonia, Romania, Russia, Bielorussia, Iran, Siria, Argentina, Messico, Venezuela, Sri Lanka. 

La vincitrice del 47° Premio Sulmona è l’opera “Cantiere alla Stazione Termini” (2012) di Giovanni Arcangeli (Roma). Il secondo premio è andato a “Composizione blu alfa 1” (2020), di Carlo Curatoli (Napoli), mentre al terzo posto si è classificata l’opera “Senza titolo” (2020) di Wladimiro Maraschio (Sulmona). I vincitori saranno premiati in chiusura della mostra, sabato 5 dicembre, alle ore 17, in una cerimonia che si potrà seguire via web. D’altronde, in seguito all’emergenza sanitaria, l’intera edizione 2020 della manifestazione si è tenuta in modalità online, sia per la rassegna espositiva che per le cerimonie di inaugurazione e di premiazione, come ricordano gli organizzatori. 

Oltre al lavoro dell’artista romena, la Giuria, presieduta dall’architetto Raffaele Giannantonio, presidente del Circolo di Circolo di Arte e Cultura “Il Quadrivio”, e composta da Carlo Fabrizio Carli, Giorgio Di Genova, Enzo Le Pera, Marcello Lucci, Cosimo Savastano, Duccio Trombadori e Maurizio Vitiello, ha assegnato il Premio Speciale per Artista straniero anche a “Ritratto nello specchio” (2018) di Farahnaz Azarabadihagh (Iran). 

La prima partecipazione al Premio di Sulmona, avvenuta nel 1996, su invito dello storico e critico d’arte Giorgio Di Genova, ha portato a Luminiţa Ţăranu la “Targa d’argento” per l’opera concettuale “SUPERSLIDE n.29”, come ha detto l’artista stessa a Radio Romania Internazionale. E’ tornata negli anni successivi nella città abruzzese, sia su invito di Giorgio Di Genova che di Gaetano Pallozzi stesso. Quest’anno l’invito le è stato rivolto dal critico d’arte e sociologo Maurizio Vitiello. 

“L’opera PICTA MANENT 2020, per la quale mi è stato assegnato il premio, fa parte della mia ricerca che mette al centro dialogo tra la materia archeologica, con il suo contenuto informale artistico, storico e architettonico, e il mio fare contemporaneo, nel desiderio di rinforzare il filo connettivo tra l’antico e il contemporaneo. Mettendo insieme l’evocazione mentale e l’evocazione materica, considero il “corpo umano” dal punto di vista dell'”opera d’arte” quale rappresentazione dell’epurazione armonica ed estetica del corpo umano anatomico”, spiega Luminiţa Ţăranu. L’artista è affascinata dalla scultura classica greca e dalle bellissime copie romane di sculture ellenistiche, dell’importanza dell’armonia, dell’equilibrio, la perfezione e la vitalità espressiva che mettono al centro del mondo il corpo umano come contenitore del quantum filosofico e scientifico. 

“PICTA MANENT 2020 è una sintesi tra il concetto postclassico, sul quale lavoro dal 2002, e la serie delle PICTA, iniziata nel 2016, dove il rapporto estetico tra il corpo umano opera d’arte e la natura come punto di energia è mediato dalla metamorfosi, come filo conduttore nel mio lavoro”, aggiunge Luminiţa Ţăranu, spiegando come esprime in questa opera il suo rapporto con il mondo e la natura. 

(photo credits Luminiţa Ţăranu)

Intervista Radio Romania International in italiano:
https://www.rri.ro/it_it/47_o_premio_sulmona_luminita_Taranu_vince_premio_speciale_per_artista_straniero-2627696?fbclid=IwAR1ibxjxnAyTJ3RkvWLiSMKUdfnfRxOA5tb9euJnaRCxtu0Udco1zLAYoEw

Cerimonia di Premiazione: https://www.facebook.com/premiosulmonaofficial/videos/1343767162662156 

PICTA MANENT 2020 di Luminiţa Ţăranu, 100 x 100 cm acrilici /vinilici su tela, Premio Speciale per Artista Straniero del 47° Premio Sulmona

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Aprilia. Nonna Aurica compie 100 anni! / Bunica Aurica împlinește 100 de ani!

Futuro Insieme

Ad multos Annos! Auguri a nonna Aurica che oggi compie 100 anni.

Aprilia (LT), 10/10/2020 – La signora Aurica Manzini, nata in Romania, a Cataloi (Tulcea), il 10 ottobre del 1920, è stata una delle prime abitanti di Aprilia, in provincia di Latina, quando la cittadina contava poche abitazioni.

Sarta molto abile, negli anni ’50 apre il primo negozio di abbigliamento del comune che è passato da anni in gestione alla figlia ed è tuttora attivo. Nonna Aurica appartiene inoltre ad una delle numerose famiglie di Aprilia che formavano una consistente comunità Italo-Rumena nella zona di Costanza (in romeno Constanța), in Romania e che sono rientrate in Italia prima della Seconda Guerra Mondiale e hanno costituito il primo nucleo della città pontina.

Nonna Aurica, oggi 100 anni, riceve il Crest del Comune di Aprilia (LT), nella foto con Francesca Barbaliscia, in fascia tricolore, in rappresentanza del Sindaco di Aprilia.

La…

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È uscito il libro «Io e la storia», di Anna Teodorani

Un’autobiografia di notevole interesse, relativa ad un personaggio e ad una famiglia e congerie parentale, strettamente legate alla storia italiana del XX secolo. Ricche di spunti ed episodi collegati a vite vissute in ambiti di relazioni internazionali, sull’onda di testimonianze e vicissitudini intrecciate di forti suggestioni.

«Il noto pittore rumeno Eugen Dragutescu che risiedeva a Roma e aveva una figlia in Cile, saputo che avrei preso parte, con la delegazione ufficiale dell’ICE, al viaggio a Santiago per festeggiare “il ritorno della democrazia” venne alla Treccani, dove allora lavoravo nel pomeriggio, per consegnarmi un pacchettino da portare alla figlia.

Era un pacchetto contenente  “bruscolini” ben noti ai romani  ed apprezzati anche dagli stranieri (!).

Per ringraziarmi, prese una matita e un foglio di carta e, in cinque minuti, mi fece il ritratto.»  – Anna Teodorani, Io e la storia (Editrice Stilgraf, Cesena, 2020).

 

 

Io e la storia
di Anna Teodorani
Editore: Stilgraf
Data di Pubblicazione: 2020
EAN: 9791280150004
ISBN: 1280150009
Pagine: 84
Formato: brossura

Euro 10,00

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La questione degli anziani in tempi di epidemia

di Antonio De Maria, dirigente ANS Liguria, Newsletter dell’ANS, 30 giugno 2020 – N. 09/2020, pp. 6-9.

 

Un altro aspetto evidenziatosi durante l’emergenza coronavirus riguarda la problematica degli anziani. Rappresentano, infatti, le persone che, prescindendo da altre considerazioni, vengono ritenute più fragili, poiché sono i soggetti più esposti all’aggressione da parte del virus. Ma chi sono nella realtà gli anziani? Il 63° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) alla fine del 2018 ha precisato che il concetto di anzianità deve essere messo in relazione sia alle performance fisiche e mentali del soggetto che vive in paesi sviluppati economicamente e socialmente sviluppati sia alla situazione demografica della popolazione. Secondo i geriatri, quindi, l’anzianità è un concetto che riflette le diverse condizioni demografiche ed epidemiologiche. La statistica, viceversa, fissa una soglia indicando come anziano il soggetto che abbia un’aspettativa di vita di dieci anni.
Il concetto di anziano ha subito nel tempo significati alquanto dissimili in funzione dell’organizzazione di vita prevalente. Nel mondo classico gli uomini anziani erano i detentori della potestà di governare: la decadenza del corpo non si identificava con la decadenza della saggezza. Anzi! Nell’Evo contemporaneo, ma soprattutto con l’Illuminismo, si sviluppa una maggiore attenzione verso le problematiche sociali dell’anziano: si approntano i primi ricoveri e si istituzionalizza il sistema pensionistico. Rispetto al mondo classico il pensiero prevalente nell’Illuminismo non consisteva
nel riconoscere all’anziano un ruolo attivo nella società, ma egli veniva emarginato garantendogli, comunque, una sussistenza dignitosa. Il motto africano secondo il quale i giovani corrono certamente più veloci, ma sono gli anziani che conoscono la via, sembra una celebrazione obbligata ma, in realtà, lo stesso motto gioca sull’equivoco interpretando il passo dell’anziano come un impedimento alla corsa verso gli obiettivi propri di una moderna società. Il termine anziano, a mio avviso, non può rappresentare quella categoria di persone che hanno raggiunto una determinata soglia di età. Considerare tali soggetti in questa modalità discriminante relativa all’età, non soltanto rappresenta un grave errore di
valutazione, ma, soprattutto, priverebbe la società di un patrimonio culturale, di esperienze vissute e quindi di cultura, che non possiamo certamente permetterci il lusso di disperdere.
La problematica degli anziani mi coinvolge particolarmente non solo perché la mia età anagrafica mi colloca inesorabilmente in questa fascia, e, quindi, l’argomento mi trova molto sensibile, ma anche perché esso rappresenta un capitolo dell’epidemia del coronavirus di particolare rilievo riconducibile sia per il numero delle persone coinvolte, sia per il numero delle vittime che purtroppo si sono dovute e si debbono ancora registrare e sia per il trattamento riservato a tale categoria anche sotto il profilo della garanzia costituzionale del diritto alla salute. Vi sono almeno tre aspetti che caratterizzano questo argomento durante il periodo della pandemia: il numero dei cosiddetti anziani colpiti dalla malattia rappresenta una quota determinante dell’intero fenomeno; la circostanza che circa metà delle vittime del coronavirus risiedeva nelle case di cura e nelle strutture socio sanitarie a lunga degenza, la discriminazione a cui la categoria è stata sottoposta.
L’Italia ha dovuto contare un numero elevatissimo di deceduti per coronavirus: le statistiche emanate ufficialmente si attestano su un livello di circa trentacinquemila, mentre nella realtà se ne contano più di cinquantamila. Perché questa differenza? Il numero dei deceduti comunicato ufficialmente riguardano i decessi avvenuti in ambito ospedaliero. A questi, ormai è assodato, vanno aggiunti anche quelli occorsi nelle abitazioni e che riguardano i colpiti dal virus che non hanno potuto trovare ricovero presso le strutture sanitarie. Il dato sul quale voglio soffermarmi riguarda il numero degli
anziani morti. Considerando la sommatoria dei decessi degli anziani ospedalizzati, con quelli avvenuti nelle abitazioni e nelle strutture RSA e nelle case di riposo, si raggiunge l’85% rispetto al reale numero totale dei decessi.
Per quanto concerne la maggiore suscettibilità all’infezione da parte degli anziani occorre riferirsi al pensiero prevalente degli specialisti. La loro teoria identifica lo stato di fragilità dell’anziano con la presenza di comorbilità preesistenti. E’ un fatto innegabile che molte persone anziane presentino stati di morbilità più rilevanti rispetto alla restante popolazione, ed i loro meccanismi di difesa, rispetto alla popolazione giovanile, negli anziani risultano indeboliti e per tale motivo, essi risultano più facilmente esposti alle aggressioni da parte di agenti patogeni come si è evidenziato durante l’epidemia in
atto. Dobbiamo prendere coscienza di questa realtà alla quale, alla luce delle attuali conoscenze prevenzionali, non ci è consentito porre definitivo rimedio. Ma, al di là delle considerazioni appena esposte, emergono dei comportamenti, relativamente alla popolazione degli anziani, comprensibili ma non facilmente accettabili. E’ noto, infatti, che a fronte di una marcata carenza di posti letto nelle strutture ospedaliere, i responsabili delle stesse sono stati costretti, gioco forza, ad operare delle scelte sulla tipologia dei malati che “meritavano” un ricovero ospedaliero, in particolare all’interno dei
reparti delle terapie intensive. Non vorrei essere stato nei panni di coloro che, per necessità contingenti, hanno dovuto scegliere chi, tra gli esseri umani che reclamavano un aiuto, dovesse essere ospitato nelle strutture sanitarie e chi, invece, dovesse essere curato, ovviamente, senza i dispositivi salvavita quali i respiratori, nelle proprie abitazioni.
Particolarmente toccante è stata l’esperienza vissuta da un soggetto che ha successivamente deciso di renderla pubblica: era ricoverato presso una terapia intensiva accanto ad una persona di circa ottanta anni. In carenza di bombole di ossigeno, indispensabili per facilitare la respirazione delle persone in cura, è stato disposto di rimuoverla dal letto della persona anziana poiché, a parere dei sanitari, tale soggetto non avrebbe avuto possibilità di guarigione, e installarla, invece, nella sua postazione. Prescindendo dalla oggettiva difficoltà umana di procedere ad una simile decisione che,
comunque, ha determinato la morte dell’anziano, quale potrà essere lo stato d’animo del soggetto graziato dal solo fatto che, accanto al suo letto, vi fosse ricoverata una persona più anziana di lui? La vita, alle volte, ci riserva degli sviluppi che mai avremmo immaginato: infatti, nella situazione inversa sarebbe stato il soggetto graziato ad essere condannato a
morte, cioè privato del dispositivo che gli consentisse di sopravvivere. Quali saranno, nel futuro, le emozioni del soggetto sopravvissuto quando la sua mente lo riporterà a quella situazione: io sono vivo grazie alla morte del mio vicino di letto.
Si tratta di un pensiero sconvolgente che avrà certamente necessità di essere elaborato psicologicamente per non avere riflessi negativi nel rapporto con le persone più anziane.
Non è mia intenzione addentrarmi ulteriormente nei risvolti e nelle conseguenze psicologiche che tale situazione può avere determinato nella vita delle persone coinvolte. Nell’ottica della presente trattazione, voglio invece mettere in risalto il rapporto che intercorre tra la fragilità propria degli anziani e gli aspetti connessi ad una organizzazione sanitaria messa in crisi da una pandemia inaspettata, alla quale è stata data risposta utilizzando parametri, a mio avviso, inappropriati.
Mentre in Italia il problema del sottodimensionamento delle terapie intensive ha determinato situazioni discriminanti non contemplate ufficialmente da alcun protocollo sanitario, in Olanda gli over 70 hanno ricevuto un modulo con il quale si richiedeva loro di non in cui si richiedeva loro di non ricoverarsi in ospedale per non sottrarre posti nosocomiali a coloro che presentavano maggiori possibilità di guarire. Si tratta di una iniziativa vergognosa che, ed è questo l’elemento di forte preoccupazione, rivela l’effettivo ruolo delle persone anziane all’interno delle moderne società. Ma soprattutto mette in evidenza che, all’interno di tale organizzazione sociale, l’individuo che sia stato estromesso dal contesto produttivo, in particolare per mera ragione anagrafica, perde la propria titolarità come soggetto a cui sono attribuiti determinati diritti. In un contesto sociale dove sia prevalente l’accumulo di ricchezza e dove la scala sociale premia l’egoismo e la competitività tra i soggetti, la presenza di un anziano rappresenta una causa o una concausa responsabile di un eventuale rallentamento nel raggiungimento degli obiettivi citati. Diviene allora facile immaginare quale sarà l’individuo che sarà gettato dalla torre: la persona che potenzialmente non risponda pienamente ai requisiti di efficienza richiesti da un contesto in cui risulta centrale la conflittualità organizzata. Ma se l’iter messo in atto da codesta società è questo occorre allora riflettere sul concetto di efficienza. Può essere la persona anziana, ma può essere altresì la persona giovane non rispondente alle peculiarità del contesto. Accettare tale principio, che può avere, senza dubbio, valide ragioni connesse all’eccezionalità degli eventi, comporta l’esigenza di una diversa classificazione del concetto di efficienza. Al di là della situazione contingente verificatasi per l’epidemia da coronavirus, permane da valutare il reale apporto con cui ogni singola persona può contribuire al raggiungimento degli obiettivi sociali. Se il parametro consiste nell’efficienza connessa allo stato di salute delle persone, allora è prevedibile una maggiore selezione anche nell’ambito degli anziani. L’età anagrafica non è l’unica variabile per determinare lo stato di salute delle persone. Vi sono delle persone classificate anagraficamente come anziane che si trovano in perfetta efficienza fisica e mentale per cui la loro estromissione dal contesto produttivo rappresenterebbe un’ azione quanto mai inopportuna sotto molti aspetti. Inoltre accettare a priori il principio della selezione può significare il dover estendere la selezione anche ad altri ambiti. Ad esempio, un soggetto giovane che sia in cerca di occupazione potrebbe essere valutato dai potenziali datori di lavoro sulla base del proprio stato di salute, il quale ne determinerebbe l’opportunità di procedere o meno all’assunzione. Oppure, addirittura, pretendere dal candidato una valutazione sanitaria delle indagini diagnostiche effettuate, che consenta di prevederne l’evoluzione futura.
La carenza delle strutture sanitarie (terapie intensive, posti letto etc), drammaticamente evidenziatasi durante la pandemia del coronavirus, è ascrivibile ad una errata valutazione, da parte degli esperti in materia, che ha peccato di eccessivo ottimismo, soprattutto se si confronta la situazione italiana rispetto a quella di altri paesi. L’esigenza di effettuare concreti risparmi, limitando al minimo gli investimenti destinati alle strutture sanitarie, si è basata sul convincimento che il potenziale a disposizione fosse assolutamente adeguato alle necessità emerse nel corso degli anni.
Non si è tenuto conto del fatto che il livello di benessere sanitario goduto dalla popolazione avrebbe potuto entrare in difficoltà a causa di elementi non previsti come l’attuale coronavirus.
I tagli economici ed organizzativi che hanno interessato la sanità pubblica, iniziando dal numero chiuso nelle facoltà di medicina fino ad arrivare alla chiusura di Presidi Ospedalieri, hanno determinato non soltanto un deficit strutturale ma anche una notevole carenza di personale specializzato quale quello necessario per garantire l’attività dei reparti di terapia intensiva. Secondo l’opinione4 degli esperti il personale della terapia intensiva si formerebbe sul campo grazie ad anni di lavoro all’interno delle stesse realtà. In molti casi si è dovuto ricorrere, per far fronte all’emergenza pandemica in ambito ospedaliero, a medici in possesso di altre specialità, e, quindi, senza una formazione specifica, dirottandoli nelle strutture di terapia intensiva con tutte le conseguenze del caso.
In alcune regioni italiane, per ovviare alla grave carenza di strutture specialistiche, sono stati dedicati interi reparti i cui ospiti erano pazienti affetti da coronavirus, in altri casi sono stati costruiti in pochissimo tempo, dal nulla, le strutture mancanti. Si è trattato di investire adeguate forze lavoro e costi economici relativi. Nel caso di Milano, ad esempio ma non è l’unico, sono stati trasformati interi padiglioni della fiera in reparti di terapia intensiva, muniti di tutte le attrezzature occorrenti. Ciò permise, in meno di tre mesi, di raddoppiare il numero delle terapie intensive italiane. Tuttavia, non è stato possibile porre rimedio, con la stessa urgenza, all’esiguità numerica del personale medico ed infermieristico specializzato per quelle realtà. Per sopperire si è dovuto ricorrere, in alcuni casi, a personale specializzato proveniente da altri Paesi non soltanto europei; alcuni sanitari sono giunti anche da Cuba. Tale situazione che, come dicevo, in tempi
di grande emergenza non può che essere superata al meglio delle possibilità, dovrà essere attentamente esaminata per trarre da essa le considerazioni necessarie rispetto alle garanzie che lo Stato italiano ha l’obbligo di offrire ai propri cittadini.
Il nostro Paese si caratterizza, fin dalla costituzione del regime democratico parlamentare, nel riconoscimento della sovranità del popolo. L’essenza di tale principio, e non poteva che essere così, è esplicitato dall’art. 32 della nostra Carta di riferimento che afferma: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività. Il dettato costituzionale sancisce un principio caposaldo di ogni interpretazione: la salute del singolo cittadino riguarda il patrimonio dell’intera collettività in cui egli agisce. Se questo principio rappresenta l’unico parametro di giudizio
possibile può essere congruente allo stesso mettere in atto un sistema discriminante che mina alla radice lo stesso principio? E’ sufficiente si manifesti una situazione pandemica che ha reso evidente l’inadeguatezza del nostro sistema sanitario, salvo alcune realtà regionali, per debellare il principio costituzionale appena ricordato? Tuttavia la problematica dell’anziano, in una moderna società organizzata per obiettivi speculativi, non mostra i suoi limiti solamente nell’ambito del sistema sanitario. Il ruolo dell’anziano rappresenta, infatti, una problematica che riveste un’ importanza più complessiva: egli deve essere inteso come una risorsa oppure come un peso di cui, giocoforza, occorre farsi carico? In alcuni casi l’anziano è considerato una risorsa del sistema: l’anziano in buona salute rappresenta un valido contributo per la famiglia deputato ad assistere i nipoti quando i genitori sono impegnati nelle loro attività lavorative; inoltre, spesso, gli anziani fungono da supporto economico contribuendo al mantenimento dei loro cari quando gli stessi non sono in grado di garantire un reddito sufficiente alle loro famiglie. L’esigua pensione percepita dall’anziano viene quindi messa a disposizione del nucleo familiare di cui fa parte sopperendo così a situazioni di crisi economica. E come risorsa per la società l’anziano viene altresì impiegato come ausiliare del traffico automobilistico nelle immediate vicinanze delle scuole agevolando l’entrata e l’uscita dei minori.
Voglio, a questo punto, citare un episodio che mi ha fatto riflettere. Una persona anziana, titolare di pensione, non certamente rilevante, mi ha confidato che la stessa era destinata anche al mantenimento del proprio figlio disoccupato perché licenziato per la chiusura dell’esercizio commerciale di cui era dipendente a causa del look down. Ebbene questo
anziano non si lamentava, anzi! Ed è questo atteggiamento che mi ha fatto riflettere. Ha trovato, infatti, nell’attuale situazione, un motivo per sentirsi ancora utile.
Come può un’organizzazione sociale sentirsi appagata quando una larga fascia di persone che, a suo tempo, hanno concorso al benessere complessivo della società nella situazione economicamente e socialmente drammatica del dopo guerra, ove si trattava di ricostruire l’intero Paese provvedendo alle più elementari necessità una volta raggiunto uno pseudo benessere confinare quelle stesse persone ai margini e privarle del diritto costituzionale di essere cittadini partecipi e responsabilizzati? Si potrebbe contestare tale modo di interpretare la realtà affermando che la società risulta talmente consapevole della problematica che si è premurata di predisporre quanto necessario per garantire agli anziani una vita dignitosa mediante l’elargizione di un reddito pensionistico. Tale reddito, tuttavia, è reso possibile dai versamenti effettuati dalle stesse persone all’Istituto previdenziale per oltre quarant’anni, sottraendo tali somme alla retribuzione percepita per l’espletamento della propria attività lavorativa. Non si tratta, quindi, neppure di una elargizione che lo Stato, riconoscente, versa all’anziano, ma di una posticipazione accumulata nel tempo di parte della retribuzione. La prassi pensionistica rappresenta senz’altro un utile progetto fin dal periodo dell’Illuminismo, ma non risolve, anzi conferma, il problema di fondo. Gli anziani necessitano sicuramente di un reddito pensionistico al fine di garantirsi una meritata tranquillità dopo una vita spesa per la società, ma soprattutto hanno l’intima esigenza di non sentirsi inutili e di non
sentirsi un peso che altri debbono purtroppo sobbarcarsi. La remunerazione pensionistica non può rappresentare il prezzo per mezzo del quale sia garantito alla società di non essere intralciata e frenata nei suoi propositi dai soggetti anziani. Essi, infatti, hanno bisogno di essere attivamente presenti anche nelle scelte di lungo respiro apportando quel bagaglio che posseggono e che un tempo era considerato un valore imperdibile: la saggezza derivante dall’esperienza.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma se il contesto valoriale non è più sovrapponibile a quello che ha determinato la cosiddetta saggezza, risulta ancora sostenibile tale principio? Personalmente sono propenso ad affermarne la sostenibilità in considerazione4 che il contesto valoriale moderno rappresenta una variabile dipendente da un sistema di
valori appartenenti ad una organizzazione pregressa organizzazione sociale. Si tratta, quindi, a mio avviso, di recuperare quanto può essere messo in comune dagli anziani, e, soprattutto, di non ignorare il notevole contributo che gli artefici del passato possano sono in grado di garantire. Relegandoli ai margini della nostra società si rinuncerebbe a priori a tale ricchezza, sperperando un prezioso capitale accumulato con anni di vita vissuta.
L’esperienza che, giocoforza, abbiamo vissuto a causa della pandemia da coronavirus dovrebbe renderci consapevoli della necessità di modificare sostanzialmente alcuni tratti della nostra società. Uno di questi, come affermavo in precedenza, risiede nel rapporto con le persone definire anziane. Riflettendo sulla forzata convivenza che il periodo
dell’epidemia ci ha costretti, ritengo che la tipologia degli appartamenti moderni escluda, di fatto, la presenza dell’anziano. In un alloggio di 40/50 metri quadri risulta appena sufficiente per la coabitazione di una famiglia composta da padre, madre e un figlio. La presenza dei nonni non consente una convivenza accettabile. I nonni, secondo la cultura
prevalente, devono vivere per conto loro, in un loro appartamento oppure all’interno di una casa di riposo.
La seconda rivoluzione industriale, caratterizzata dalla crescita esponenziale della capacità produttiva di beni e servizi, ha frantumato il rapporto esistente all’interno delle famiglie. Infatti, precedentemente alla seconda rivoluzione industriale, quest’ultime in merito alla presenza dell’anziano, riconoscevano questa figura come il catalizzatore dei principi che
avevano retto fino a quel momento il divenire del vivere civile. La tipologia strutturale delle abitazioni era predisposta per la necessità di convivenza di nuclei familiari estesi, non di rado, a due o tre generazioni. L’anziano, e faccio mio il pensiero di Cicerone, rappresentava il timoniere che sceglieva la rotta più adeguata per condurre la barca in un porto sicuro al riparo da eventuali tempeste. Il posto di capo tavola era di pertinenza del nonno poiché veniva considerato con grande riguardo il capo della famiglia. Colui che con la sua sola presenza rassicurava e provvedeva ad ogni necessità della famiglia.
In Olanda, durante l’epidemia da coronavirus, come precedentemente ho già riportato, si è presentata la necessità di individuare quali fossero i soggetti considerati meritevoli di ricovero in terapia intensiva, poiché si presumeva che potessero essere salvati da morte certa. Nel nostro Paese non è mai stata messa in atto tale scelta discriminatoria.
Ufficialmente, quindi, il nostro sistema sanitario non ha selezionato gli aventi diritto al ricovero nosocomiale, come prescritto dalla Carta Costituzionale. Nella realtà, tuttavia, si è ricorso a tale sistema per determinare la priorità, relativa all’ospedalizzazione, considerato che, spesso, il numero dei pazienti ritenuti idonei per il ricovero in terapia intensiva
risultava maggiore dei posti effettivamente disponibili. I soggetti non accettati sono rimasti nelle loro abitazioni rappresentando così un probabile rischio di contagio per i propri familiari. Il Sindaco di una città lombarda ha reso pubblico uno studio elaborato con i dati forniti dall’anagrafe: il numero dei morti riscontrato nel trimestre del coronavirus è stato quattro volte superiore rispetto a quello che si verifica normalmente in tale trimestre.
Non posso assolutamente dimenticare il corteo di automezzi militari che adibiti al trasporto delle bare dei deceduti in altre città italiane, poiché nel cimitero della città di residenza (una delle maggiori per dimensione della Lombardia) non vi era la possibilità di tumularle a causa dell’esaurimento degli spazi. Una scena terribile, destinata a rimanere nelle nostre menti per molto tempo, ma soprattutto in grado di renderci ancora più consapevoli, se fosse possibile, la cruda realtà del dramma che stavamo vivendo. Non si trattava, purtroppo, di una scena di un film, in quelle bare vi erano salme di persone che fino a pochi giorni prima potevamo incontrare mentre passeggiavano per le vie della città. Ma la tragedia doveva ancora completarsi: la lama doveva maggiormente affondare nelle carni delle vittime, fino in fondo, senza nessuna pietà. La crudeltà della situazione ha negato la possibilità ai parenti dei deceduti perfino di salutarli prima di chiudere gli occhi per sempre al fine di evitare il rischio di contagio. Sono morti nell’isolamento totale e, solo grazie alla sensibilità e compassione di qualche sanitario che ha stretto la loro la mano nel momento cruciale, hanno avuto la possibilità di percepire la confortante presenza di un altro essere umano.
Un accenno a sé merita la situazione venutasi a creare nell’ambito delle RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) nel periodo della pandemia. Le RSA sono strutture di ricovero (sono consapevole che sia un brutto termine, ma lo utilizzo in piena coscienza) dove gli anziani non autosufficienti o quelli che non hanno possibilità di assistenza da parte dei
familiari, perché rimasti soli, o semplicemente perché i giovani desiderano vivere la propria vita in piena libertà, sono ospitati per trascorrere gli ultimi anni della propria esistenza. Il numero dei decessi avvenuti tra i ricoverati nelle RSA, tra gli over 70, in quasi tutta l’Italia, ha assunto proporzioni allarmanti. Il direttore regionale dell’OMS per l’Europa Hans Kluce ha definito quanto è successo nelle RSA “Una tragedia neppure immaginabile” e la stampa la definisce “la strage dei nonni”.
La citata tragedia ha riguardato molte nazioni cosiddette civilizzate: in Italia sono deceduti il 46% degli ospiti, in Belgio il 51%, in Spagna il 66%, in Francia il 50%, in Norvegia il 61%, in Svezia il 45%, in Scozia il 45% (ho citato soltanto nazioni europee, ma la problematica si è , purtroppo, presentata anche in altre nazioni extra europee). Quali sono state le cause? La fragilità degli ospiti rappresenta sicuramente una causa determinante, ma non solo. La carenza delle protezioni necessarie per prevenire il contagio, quali le mascherine, il sottodimensionamento degli organici e l’inadeguatezza dell’abbigliamento dei sanitari. In un caso (non cito la località per carità di Dio) i responsabili della RSA, nonostante, sebbene con ritardo, fossero state recapitati i dispositivi di protezione, imponevano al personale di non indossarle per non allarmare ed impaurire gli ospiti e diffondere così il terrore. Occorre riconsiderare il modello delle RSA. Sono ormai mutate le necessità degli anziani rispetto a quando le stesse strutture sono state istituite (da oltre trent’anni). Soprattutto dovrebbe essere ripensata l’esigenza di garantire il massimo di socialità a persone che, per svariati motivi, se non aiutate, scivolerebbero in uno stato di frustrazione e di progressivo isolamento che potrebbe accentuare ed accelerare il decorso delle patologie di cui sono affette. L’anziano ha certamente la necessità di essere riconosciuto come soggetto attivo pienamente partecipativo all’interno della società riconoscendogli il ruolo che gli è dovuto. Non si deve fare “di tutta l’erba un fascio” classificando tutta la popolazione anziana attraverso un unico parametro. Non voglio ripetermi, ma è un dato di fatto che vi siano degli anziani che, innegabilmente, sono in grado di dar del filo da torcere a molti giovani.

Antonio De Maria, dirigente ANS Liguria, Newsletter dell’ANS, 30 giugno 2020 – N. 09/2020, pp. 6-9.

Fonte: http://www.ans-sociologi.it/

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Raccontare Keynes a chi non l’ha mai letto

24 LUGLIO 2020 DI TOMMASO REGGIANI
FONTE: CITTÀ NUOVA

La crisi della pandemia ha fatto riscoprire la lezione del grande economista John Maynard Keynes. Un recente libro di Luciano Canova risponde all’intuizione del professor Pierluigi Porta di offrire un conoscenza accessibile a tutti.

Per parlare del libro scritto da Luciano Canova Quando l’oceano si arrabbia. Keynes per chi non l’ha mai letto bisogna risalire ad una intuizione di Pier Luigi Porta, un grande economista italiano scomparso nel 2016. Allo studioso cosmopolita, cofondatore dell’Università Bicocca di Milano, la Scuola di economia civile ha dedicato un interessante corso on line di Storia del pensiero economico.

Ci sono, infatti, professori e maestri. I professori hanno ambizioni bene definite, concrete, affilate. Pubblicare un libro di successo, essere presenti nei talk-show televisivi, essere invitati ad eleganti congressi internazionali.

I grandi maestri (i maestri non possono che essere grandi, i professori sono al massimo famosi) sono personaggi sempre singolari (unici!), non si fanno ingabbiare in categorie e definizioni. I loro obiettivi sono strani, sfuocati, per certi versi apparentemente effimeri.

Ho avuto la fortuna di incontrare un maestro durante gli anni dell’università, e come tutti i veri maestri il suo sogno “scientifico” (sogno, non obiettivo) era del tutto particolare. Ora, dovete immaginare il maestro Pier Luigi Porta – alto, distinto, austero – come direbbe un mio amico – e cortese in senso British. Avete in mente il prototipo dell’artista? Ecco, lui, il contrario.

Un giorno si parlava un po’ del più e del meno e mi confidò: «Ho un sogno prima di andare in pensione, seguire una tesi di dottorato su Keynes». Io risposi: «Beh, non mi pare un sogno cosi irrealizzabile». È come dire che un professore di teologia aspiri a seguire una tesi su san Francesco. Con un sorriso pieno di entusiasmo continuò: «Sì Tommy, vero. Ma io ho in mente ben altro. Seguire una tesi di dottorato di uno studente del Dams di Bologna, un aspirante regista, che sfoci in una sceneggiatura per un film sulla vita di Keynes. Il suo era un pensiero non una teoria. Keynes può essere solo raccontato non spiegato».

Il maestro instillava la voglia di conoscere l’economia (e la sua storia) offrendo questi scorci, capaci di spalancare l’orizzonte delle pagine dei manuali scritti dai professori. Questo sogno purtroppo non si è realizzato. Secondo me non è un caso che un recentissimo e gran bel libro sulla vicenda di Keynes sia stato scritto da Luciano Canova, uno studente e amico di Pier Luigi Porta. Non so se Luciano conoscesse questo suo sogno, ma il libro si intitola Quando l’oceano si arrabbia. Un titolo per un romanzo, non per un libro di economia.

Il testo di Luciano – che di professione è economista – non è materia direttamente spendibile per la sceneggiatura di un film, ma va esattamente in quella direzione. È un ottimo volume divulgativo accessibile a tutti, basato su una ricca serie di fonti scientifiche di livello internazionale. Ben organizzate e miscelate, ci consente di conoscere la vicenda di Keynes a tutto tondo. Spaziando dai suoi contributi scientifici, alcuni dei quali sono dei totem della macroeconomia moderna, al suo vissuto personale. Un percorso avvincente che ci parla di Keynes, ma che inevitabilmente ci narra dell’economia tutta. Della sua bellezza e del grande contributo civile che essa può ed è chiamata a generare.

Tre note per concludere. La prima, Keynes non è mai stato professore. Fu bocciato. A volte i maestri hanno vita davvero dura. La seconda, avrei voluto essere una mosca per poter assistere ai colloqui fra Pier Luigi Porta e lo studente del Dams di Bologna. Sono sicuro che il “the making of” sarebbe stato spassoso e pieno di sapere quanto il film.

La terza, Canova ha concluso la stesura del libro durante il lockdown e ha deciso di devolvere tutti gli introiti generati dai diritti d’autore all’Ospedale di Bergamo. Tanti citano lo spirito civico di Keynes. Luciano lo racconta e lo pratica. Cosa davvero rara.

Fonte: https://www.cittanuova.it/

Immagine: pianoinclinato.it

Immagine: pianoinclinato.it

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IE, Giornata della camicia tradizionale romena

A partire dal 21 giugno 2020, si terrà l’evento IE, inspiring generations, dedicato alla celebrazione più attesa dei mesi estivi: la Giornata Universale della IE, camicia tradizionale romena, celebrata in passato da artisti come Matisse e da stilisti dell’alta moda come Yves Saint Laurent o Jean Paul Gaultier.

LSRS Italia è un’organizzazione non governativa costituita da giovani romeni che studiano nelle maggiori università italiane e che promuovono la cultura romena nello spirito del dialogo interculturale. La squadra LSRS organizza eventi annualmente, in occasione di festività importanti, come ad esempio la festa romena di Martisor o la Giornata Universale della IE, ritenendo che la cultura crei un legame speciale tra le persone, avvicinandole e tenendole unite. Infatti, nel contesto dell’insolita situazione in cui ci troviamo tutti negli ultimi mesi, la cultura ha rappresentato un elemento di stabilità e di coesione.

L’evento IE, inspiring generations continua la tradizione degli eventi organizzati da LSRS insieme alle istituzioni romene in Italia ma, a differenza delle edizioni degli anni precedenti, tutte le attività si svolgeranno online, rispettando le restrizioni imposte dalle autorità.

Il 21 giugno verrà pubblicata sulla pagina Facebook di LSRS Italia la mostra fotografica realizzata da Ștefan Blejeru, uno dei fotografi più talentuosi della comunità romena in Italia, e Mihai Jeroaea, volontario LSRS e studente di architettura a Roma. La mostra sarà un vero e proprio viaggio attraverso la storia, per far conoscere al pubblico italiano le origini prettamente rurali dell’abito tradizionale romeno, e parallelamente un viaggio per le strade di Roma nel 2020, per osservare come l’abito si intrecci perfettamente con gli elementi moderni e con gli splendori architettonici della Città Eterna.

Il 24 giugno seguiranno le esibizioni artistiche dedicate alla celebrazione, che includeranno un recital di poesie di Tudor Ștefănescu, volontario LSRS laureato alla Facoltà di Storia e Filosofia di Cluj, che si potrà seguire sulla pagina Instagram di LSRS Italia, ma anche una festa online, alla quale si potrà partecipare sintonizzandosi sulla radio virtuale creata per l’evento.

LSRS Italia ha già lanciato l’evento IE, inspiring generations su Facebook, perciò vi invitiamo a partecipare accedendo a questo link: https://bit.ly/2YOGw5P.

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Roma. Borse di studio per residenti in Italia e nuove generazioni, all’Angelicum

via Roma. Programma S.T.R.O.N.G. – Borse di studio per stranieri residenti in Italia e nuove generazioni

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Ritorno al futuro: il pensiero economico medievale come ispirazione per un’alternativa al mainstream

ORSO PREDICATORE

Lo studio del pensiero economico elaborato nel Medioevo, per quanto negli ultimi tempi si sia alquanto sviluppato, rimane ancora da esplorare a fondo – non tanto come anticipazione della moderna scienza economica – bensì come fonte d’ispirazione per ripesare diversi dogmi dell’attuale mainstream della scienza economica. Non da ultimo, a partire dal senso stesso della riflessione sull’economia, soprattutto in relazione al rapporto con l’etica e con la Rivelazione. Una fase di questo lavoro consiste, tra le altre cose, nel tentare di ripensare l’avvenuto passaggio verso l’autonomia dell’economia – le cui premesse vanno riconosciute nella svolta epocale che si è data a cavaliere tra XIII e XIV secolo – e il suo senso, tanto per la valutazione della modernità, quanto per l’inquadramento del suo oltrepassamento. Un progetto che, evidentemente, intende costituirsi come alternativo sia all’interpretazione ingenuamente progressista, sia agli impossibili aneliti ad una nostalgica restaurazione.

  1. Alcuni punti del pensiero economico di…

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Sfrecola: „È peggio di una guerra.” Riflessioni minime sulla vita in casa ai tempi del Coronavirus

Riflessioni minime sulla vita in casa ai tempi del Coronavirus
È peggio di una guerra

(Roma, 28 marzo 2020 – di Salvatore Sfrecola) – È “come una guerra” si sente dire sempre più spesso a proposito dell’emergenza dovuta all’infezione da Coronavirus. È chiaro il senso del ricorso ad una parola che evoca un nemico da battere, una lotta nella quale è a rischio la vita. Per un nemico invisibile e subdolo, che non sappiamo dove né quando, chi e come colpirà. Le modalità di diffusione del contagio sono individuate, con una buona dose di incertezza che naturalmente influisce sulle modalità di risposta al virus, sia nella prevenzione che, ancor più, nella terapia. Oltretutto sappiamo, questo sì con certezza, che la strumentazione a disposizione degli ospedali è in molte realtà gravemente insufficiente, specialmente nelle fasi acute che richiedono la degenza in un reparto di terapia intensiva.
Per far fronte al dilagare del contagio sono state adottate limitazioni progressivamente più severe della libertà di movimento delle persone ancorata a casi di necessità per gravi motivi di lavoro, sanitari e di approvvigionamento alimentare. Sono le limitazioni che marcano una netta differenza rispetto alla “guerra” tanto spesso evocata, come potrebbero dire i più anziani l’hanno conosciuta. L’infezione che ci impegna è peggio, molto peggio di una guerra. Nell’ultima, quella 1940-1945, i cittadini hanno sperimentato una condizione di vita certamente migliore di quella di oggi. Non sembri un paradosso, considerato che in ogni caso forte era la paura della morte che, il più delle volte, veniva dal cielo in forma di bombe di grande capacità distruttiva. C’era, comunque, in quella difficile stagione, una vita pressoché ordinaria, di relazioni personali e di lavoro, se questo non si svolgeva in una delle strutture industriali possibile obiettivo dell’aviazione nemica. Per il resto, pur tra mille difficoltà e privazioni, anche dal punto di vista degli approvvigionamenti alimentari progressivamente sempre più insufficienti le giornate trascorrevano secondo i ritmi consueti, se si esclude il suono sinistro delle sirene che di tanto in tanto, e non dappertutto, imponevano di abbandonare la propria abitazione per riparare nei rifugi. Ma c’era la possibilità di lasciare le città per uno dei tanti piccoli borghi dei quali è disseminato il nostro Paese, in campagna, in montagna o al mare, utilizzando una casa di famiglia o di vacanza dove c’era una certa sicurezza e, soprattutto, lì era più facile approvvigionarsi di prodotti alimentari. Insomma, voglio dire che la guerra, pur tragica, lasciava alle persone e alle famiglie una condizione sia pur minima di socialità, esplicitamente esclusa, invece, dalle misure restrittive indicate dal governo e dalle autorità regionali come necessarie per impedire il diffondersi dell’infezione. Costretti a rimanere in casa. Uscire è possibile solamente per i motivi che si è detto legati a necessità urgenti, che non è altrimenti possibile soddisfare.
Reclusi in casa, dunque, con evidenti condizionamenti che ben presto possono creare problemi di convivenza, specie quando gli spazi sono limitati, come accade per gran parte delle famiglie. È la condizione nella quale emergono incomprensioni che nella vita ordinaria neppure si manifestano, considerato che la convivenza obbligatoria nell’arco dell’intera giornata pone questioni di compatibilità delle rispettive esigenze, anche tra persone legate da solidi affetti che possono essere messi alla prova da interferenze reciproche nel corso della giornata. E quindi gli spazi a disposizione sono essenziali, nel senso che se una persona desidera leggere, ascoltare della musica, curare la propria collezione di francobolli o dedicarsi al bricolage può essere disturbato da altri che sono intenti in altre attività, ugualmente per chi pratica il “lavoro agile”, in collegamento con il proprio ufficio. Purtroppo nelle case moderne spesso gli spazi sono angusti ma questo disagio è mitigato nella vita ordinaria scandita da assenze più o meno lunghe per lavoro, studio e relazioni sociali, motivo di soddisfazione per i componenti della famiglia. Un po’ come accade con le minicrociere in barca a vela, vacanze iniziate con entusiasmo, spesso terminate con musi lunghi a testimonianza che in quei pochi giorni la convivenza ha incrinato, sia pure momentaneamente, rapporti di amicizia e di affetto. Gli spazi piccoli, come noto, determinano amplificazione dei contrasti. Ci vuole molta disponibilità per convivere un’intera giornata e con la prospettiva di un lungo periodo, come si deduce dalle prescrizioni stabilite dalle autorità e dalla prevista durata (sei mesi dal 31 gennaio) dello stato di emergenza.
Fatta questa ricognizione delle difficoltà della convivenza, dovute essenzialmente agli spazi a disposizione e alle attività svolte, per non smentire la mia propensione a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, non c’è dubbio che, almeno per una persona delle mie abitudini, la permanenza in casa offre anche importanti occasioni di recupero di interessi che nell’impegno quotidiano spesso sono parzialmente trascurati. La lettura, innanzitutto, di un libro rimasto troppo a lungo su uno scaffale, l’ascolto della musica, per chi ne appassionato, la cura degli hobby, la collezione di francobolli o di monete, il bricolage. C’è anche, in questo popolo di artisti, chi può dedicarsi alla scrittura o alla pittura o ad altre arti. Per parte mia ho approfittato di questa sosta forzata per riordinare i libri che spesso erano disseminati tra i vari scaffali, non sempre con ordine. Se si esclude i libri di uso professionale, i codici, i manuali e i trattati di diritto, ben sistemati nella libreria del salone studio, mi sono dedicato a riordinare i volumi su materie di interesse storico sistemati negli scaffali delle varie stanze (i libri sono dappertutto tranne in bagno), a seconda del periodo di riferimento, la Grecia, Roma, il medioevo, il Rinascimento e poi la Rivoluzione Francese, Napoleone. Un ruolo rilevante hanno i testi sul Risorgimento italiano con i suoi protagonisti, da Carlo Alberto a Garibaldi, da Vittorio Emanuele II a Mazzini. Uno spazio rilevante è dedicato a Camillo Benso di Cavour, il grande statista ammirato anche da Clemente Lotario di Metternich, il potente Cancelliere austriaco. Vi sono anche altri protagonisti di quell’importante periodo storico, come Marco Minghetti e Quintino Sella.
Naturalmente c’è uno scaffale con molti ripiani dedicato alla guerra 1915 1918 con commenti, approfondimenti e biografie dei protagonisti da Vittorio Emanuele III ad Armando Diaz, da Francesco Giuseppe a Guglielmo II, a Nicola II, lo Zar di tutte le Russie e alla tragedia della famiglia Romanov. C’è poi tutta una ricca letteratura sulla seconda guerra mondiale, con riferimento alle vicende politiche e a quelle militari. Anche la storia del pensiero politico occupa molti spazi insieme ai temi del diritto pubblico. È stato un bell’impegno ancora non concluso, anche perché non mi è stato possibile avvalermi del mio nipotino Leonardo Pirozzi che in altra occasione si è prestato ad aiutarmi a sistemarmi i libri per materia e per autore. È in corso la sistemazione degli ulteriori accessi per i quali, non potendo frequentare librerie, sono ricorso all’acquisto on-line di volumi che mi vengono puntualmente e rapidamente consegnati.
Alcuni volumi che ho esigenza di consultare per articoli, note e commenti sono sistemati insieme nella libreria più vicina alla scrivania dove affronto un determinato argomento. In questo periodo, ricorrendo il 200º anniversario della nascita di Vittorio II, ho messo insieme alcuni testi che mi sono stati utili per scrivere articoli ed un capitolo del libro “L’Italia in eredità – il Re galantuomo”, pubblicato in questi giorni da Historica. Non nascondo che vorrei scrivere qualcosa di più sul Padre della Patria, per delineare la personalità e l’azione di questo straordinario sovrano ingiustamente trascurato dalla storiografia.
Quello che ho appena descritto è un esempio di come si può occupare il tempo con soddisfazione, senza interferire, almeno finora così è stato, con chi vive con me, che peraltro conosce le mie abitudini e sa che, ad esempio, io ascolto la musica classica praticamente tutto il giorno. Perché quella musica mi ha sempre accompagnato nel lavoro, in auto, mentre mi sposto in città o viaggio fuori Roma. A basso volume, per non disturbare.
Quando non leggo e non scrivo guardo la televisione per acquisire notizie sull’epidemia e sulle misure adottate dalle autorità per contrastare la sua diffusione. Alla tv mi affido anche per qualche bel film scelto dalla ricca opzione offerta dalla Rai, dalle tv private, da Sky e da Netflix. Infine faccio un po’ di ginnastica, consigliata per mantenere il tono della muscolatura, e, non lo nascondo, per contribuire ad un dimagrimento che è stato costantemente consigliato. Mi avvalgo anche di un tapis roulant che, devo dire, faccio con piacere in due turni da 30 minuti ciascuno guardando la televisione cosicché il tempo passa più facilmente. Sulle prime avevo anche pensato di trasferirmi al mare o in montagna, dove ho tutti i comfort e potrei leggere e scrivere avendo anche una disponibilità di un giardino nel primo caso di un bosco nel secondo. Tuttavia per quanto le due case siano funzionali ho pensato che comunque è più comodo rimanere a Roma. E qui sono rimasto.
Roma, 28 marzo 2020

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Roma, 11 marzo una giornata di preghiera, digiuno e solidarietà a sostegno del personale sanitario

Lettera del cardinale vicario ai fedeli della diocesi di Roma:
l’11 marzo una giornata di preghiera e digiuno
Il porporato presiederà la Messa al Santuario del Divino Amore che potrà essere seguita in diretta su Telepace e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi. Prevista una raccolta straordinaria di offerte a sostegno del personale sanitario che si sta spendendo con generosità e sacrificio nella cura dei malati
Il cardinale vicario Angelo De Donatis scrive ai fedeli della diocesi di Roma. Di seguito il testo completo:

Il cardinale vicario Angelo De Donatis
Foto: Diocesi di Roma

Carissimi,
vi scrivo al termine degli esercizi spirituali con la curia romana ad Ariccia. In questi giorni di preghiera e di silenzio, ho sentito forte il grido della nostra città, dell’Italia e del mondo, in questo momento particolare che stiamo vivendo. È una situazione a cui non siamo abituati, che ci preoccupa, ma soprattutto ora siamo chiamati a vivere con la forza della fede, la certezza della speranza, la gioia della carità.
Mettendoci in ascolto della Parola di Dio di ogni giorno, vogliamo leggere questi tempi con i Suoi occhi, aiutando le nostre comunità a tornare a Lui, a riscoprire ciò che è essenziale, a ritrovare il gusto della preghiera. Sono questi i giorni in cui infondere speranza, in cui trasmettere fiducia, in cui metterci in ginocchio per intercedere per il mondo. Penso all’intercessione della regina Ester per la salvezza del suo popolo (cfr. Est 4,17) e all’insegnamento di Gesù sull’efficacia della preghiera (cfr. Mt 7,7-12). Questa forza la sperimentiamo in particolare quando siamo consapevoli delle nostre debolezze, delle nostre fragilità, del senso di smarrimento che avvertiamo davanti all’imprevisto e all’ignoto.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7).
Chiedere è l’atteggiamento del mendicante che ha bisogno di ricevere dagli altri ciò che non può ottenere con le proprie forze. A Dio chiediamo ciò che non possiamo procurarci da soli: il soffio della vita, il perdono, la pace interiore, la salvezza. Cercare indica un movimento, un darsi da fare per avere prima di tutto “ il Regno di Dio e la sua giustizia” (cfr. Mt 6,33), certi che Dio provvederà per ciò di cui abbiamo bisogno. Bussare è desiderare di entrare nell’intimità del Padre, cioè nella Sua volontà, attraverso la porta della misericordia che è Cristo stesso.
Il Centro per la Pastorale Sanitaria, dall’inizio dell’anno, invita a celebrare ogni mese, il giorno 11, la giornata mensile del malato. Vista la necessità del momento, in comunione con il Consiglio Episcopale, chiedo a tutti i cristiani di Roma, di offrire una giornata di preghiera e di digiuno, mercoledì 11 marzo 2020, per invocare da Dio aiuto per la nostra città, per l’Italia e per il mondo. Lo stesso giorno presiederò una Santa Messa dal Santuario del Divino Amore alle 19 che vi invito a seguire in diretta su Telepace (canale 73 e 214 in hd, 515 su Sky) e in streaming sulla pagina Facebook della diocesi di Roma.
Pregheremo per quanti sono contagiati e per chi si prende cura di loro; e per le nostre comunità, perché siano testimonianza di fede e di speranza in questo momento.
Oltre al digiuno, rinunciando ad un pasto, vogliamo essere vicini, con un segno di elemosina, raccogliendo delle offerte che devolveremo a sostegno del personale sanitario che si sta spendendo con generosità e sacrificio nella cura dei malati (le offerte si potranno consegnare al Centro per la Pastorale Sanitaria del Vicariato).
Affidandoci a Maria, Madre del Divino Amore e Salute degli infermi,
     Vi benedico,
 Angelo card. De Donatis
6 marzo 2020
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ACDC, la piattaforma di gioco che aiuta a prevenire il declino cognitivo

Futuro Insieme

L’Associazione IRFI „Italia Romania Futuro Insieme”, promuove l’alfabetizzazione digitale per la prevenzione del declino cognitivo.

ACDC – Adult Cognitive Decline Consciousness” è un progetto europeo finanziato dal Programma Erasmus+,  di cui l’ente di formazione  IAL Nazionale  è capofila, in partnership con alcuni enti di formazione, associazioni, e l’Università La Sapienza di Roma.

La nostra associazione invita anche i romeni a Roma a  partecipare alla sperimentazione; collegandosi al sito web https://www.acdcproject.eu/it/ , possono registrarsi con e-mail e password, cliccando su “entra ora“, e seguire il corso ludico presente sulla piattaforma (dura circa due ore)*.

Il progetto ACDC si rivolge nello specifico ad adulti nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 60 anni come diretti interessati sia nella prevenzione del declino cognitivo sia, insieme alle loro famiglie, nell’accrescimento delle proprie competenze sanitarie per la gestione di membri familiari più anziani colpiti da declino cognitivo…

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18 febbraio: Beato Angelico frate domenicano e patrono Universale degli Artisti. Eventi a Roma e Firenze

Nell’omelia in occasione della solenne celebrazione del 18 febbraio 1982, San Giovanni Paolo II disse: “Guardare al Beato Angelico è guardare a un modello di vita in cui l’arte si rivela come un cammino che può portare alla perfezione cristiana: egli fu un religioso esemplare e un grande artista.” Così come la grandezza dell’arte del Beato Angelico, come affermano molti, sta nel manifestare una profonda comunione spirituale con le realtà celesti, la sua esemplarità nella vita religiosa del suo tempo, se contestualizzata correttamente, ci aiuta ad evitare ogni perniciosa idealizzazione ed ideologizzazione della vita consacrata, nel passato, nel presente e nel futuro, per seguirne genuinamente l’esempio, forti della sua intercessione. (fr. Riccardo Lufrani, O.P. – Frammenti di vita religiosa del Beato Angelico a Santa Maria sopra Minerva )

Il 18 febbraio prossimo Roma e Firenze festeggiano il Beato #Angelico, frate domenicano e patrono universale degli #artisti! Ecco gli appuntamenti:

ROMA. Martedì 18 febbraio 2020, Festa del Beato Angelico Patrono Universale degli Artisti, a Roma, nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva, basilica in cui è sepolto l’Angelico, Patrono degli Artisti, verrà presentato alle ore 16 il libro Beato Angelico, la rivoluzione della luce, di Mario Dal Bello. Insieme all’autore, dopo i saluti del Priore di di Santa Maria sopra Minerva p. Antonio Cocolicchio O.P., interverranno la storica dell’arte Silvia Cavazzini (Direzione Centro Sud CoopCulture) e lo scrittore, giornalista e vaticanista del Tg1 Ignazio Ingrao. L’attore Matteo Munari leggerà alcuni brani tratti dal libro.
L’ingresso al Chiostro è in piazza della Minerva 42, lato sinistro della facciata della basilica, attualmente interessata da lavori di restauro.

Il 18 febbraio è il giorno della morte (1455) del Beato Angelico nel convento Santa Maria sopra Minerva; artista “rivoluzionario” che nelle sue opere riuscì a coniugare i principi innovatori del #Rinascimento con quelli dell’arte medievale.

Alle ore 18, la S. Messa vicino alla tomba del Beato Angelico, nel transetto della Basilica di S. Maria sopra Minerva – Roma. 

Fonte: Basilica Rettoria S. Maria sopra Minerva

FIRENZE. Martedì 18 febbraio 2020, Festa del Beato Angelico Patrono Universale degli Artisti, a Firenze, nella Biblioteca di Michelozzo – Museo di San Marco, si terrà la conferenza di sr. Paola Gobbo, O.P. dal titolo “Contemplazione e missione nell’arte”, alle ore 17.00 . E alle ore 18.30, la S. Messa in onore del Beato Angelico presieduta da fr. Aldo Tarquini, O.P. Priore provinciale della provincia romana dei S. Caterina da Siena, nella basilica di San Marco (Piazza San Marco), Firenze.

Fonte: Frati Domenicani di Santa Maria Novella

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