Alfedena, il rifugio dei silenzi lungo le rive del Rio Torto


Veduta del borgo con il campanile

Esistono dei luoghi che sembrano non appartenere al nostro tempo, dove la vita scorre pacata e si respira un’aria di eterna vacanza, sospesa a metà tra passato e presente, tra realtà e incanto.
Quando si entra ad Alfedena per la prima volta è esattamente questa la sensazione che si prova.

Un lunghissimo viale alberato attraversa tagliando a metà una prateria verde al confine con il bosco e più si procede, più il viale si infittisce di deliziose villette e casette in pietra, fino a dentro il paese, ad un passo dal Parco Nazionale d’Abruzzo.
Le auto scorrono lente su questa strada per godersi la sorpresa di una rigogliosa villa comunale che compare inaspettatamente dietro cancelli di ferro battuto; le voci dei bambini che giocano e si rincorrono sul prato fanno eco nel quieto silenzio delle sue strade, nei mesi in cui il lavoro tiene lontani i turisti e la gente ancora lascia le chiavi di casa fuori le porte d’ingresso.

Alfedena è una città dal cuore antico e autentico: fu fondata dai Sanniti con il nome di Aufidena, come acropoli fortificata nella valle del Sangro, in un’area sede dell’importante Necropoli di Campo Consolino, di epoca pre-romana (VII-III sec. a.C.), scoperta a partire dal 1882 attraverso gli scavi voluti dallo studioso Antonio De Nino, i cui resti sono oggi conservati presso il Museo Civico Aufidenate, riaperto nel 1997.

Piazza Umberto è il centro pulsante del paese: da qui si può accedere alle due anime di Alfedena, quella antica e misteriosa del centro storico e quella suggestiva e romantica del ponte sulla via del fiume che attraversa il paese. La fontana e le stradine del paese pavimentate a selci, sono una testimonianza dell’antica tradizione della lavorazione della pietra.

Il ponte sul fiume Rio Torto

Il centro storico di Alfedena si snoda in una serie di viuzze e stradine che si confondono tra angoli nascosti carichi di fascino: attraverso l’arco di un cunicolo in pietra si accede alla piazza antistante l’antica scalinata che porta su alla maestosa Torre ottagonale risalente all’anno mille, quello che resta del castello legato al feudo di Simone, conte di Sangro. Su in cima alle scale, al tramonto, il panorama è davvero suggestivo: file di tetti colorati si alternano a camini fumanti, l’aria si fa profumata di legno bruciato e si possono contare le prime stelle nel cielo pulito, mentre si fa scuro dietro le montagne.

Da questa piazzetta, dove in estate si allestiscono palchi per le serate danzanti ed i ragazzini si ammucchiano in cima alle scale a sfumacchiare di nascosto, si accede al borgo antico: oltre le case di Fonticella, seguendo il percorso di una mulattiera consumata dal gelo e dalle passeggiate degli animali, si può arrivare fino all’area pianeggiante del Monte Curino, dove si possono vedere ancora i resti delle mura megalitiche, risalenti al primo nucleo sannita.

Dal fianco ripido della montagna che si intravede tra le case di Fonticella fino a giù, lungo le rive del Rio Torto che attraversa il paese, Alfedena è una scoperta continua e non finisce mai di stupire…
Da piazza Umberto si può proseguire su via Principe di Napoli, pochi passi in discesa  e ci si trova lungo il fiume, a passeggiare tra i lampioni e le panchine in legno… il ritratto di una romantica Venezia del sud.

Nei tratti di strada più distanti il fiume non si vede, ma ovunque si sente lo scorrere lento delle sue acque. La poesia di questo posto è tutta qui…

 di Daria Castaldo (Blog Alfedena. Alla Scoperta della nostra Italia. Foto di Daria Castaldo Tuccillo)

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