Otto d’Asburgo: “L’emigrazione è un fattore straordinario: può portare a realizzare imprese magnifiche”


Intervista a Otto d’Asburgo a cura di Luigi Giuliano De Anna 

(EUROITALIA – ROMA, 4 luglio 2011)


Biografia di Otto d’Asburgo

Intervista a S.A.I.R. Otto d’Asburgo

 Di Luigi Giuliano De Anna

Altezza, Lei è il figlio di Carlo d’Asburgo, l’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria. Che cosa significa essere un Asburgo alle soglie del XXI secolo?

Credo che essere un Asburgo agli inizi del XXI secolo non significhi nulla di molto differente se paragonato a quello che era il concetto di un Asburgo agli inizi del secolo scorso. Vede, professor de Anna, gli Asburgo avevano, e conservano, una tradizione familiare che educava al servizio politico nei confronti dello Stato. Siamo, in questo senso, una famiglia “politica” e di conseguenza sentiamo che il nostro dovere nell’ora attuale è di agire nella vita pubblica in favore di un avvenire migliore per le generazioni a venire. A mio giudizio, questo futuro migliore passa inevitabilmente attraverso l’unificazione europea.

Lei proviene da una famiglia che ha da sempre interessato il grande pubblico per le vicende e la personalità dei suoi rappresentanti. Suo Padre fu l’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria succeduto a Francesco Giuseppe nel 1916. Che ricordo conserva di Carlo d’Asburgo? Sua Madre l’imperatrice Zita, apparteneva alla dinastia che aveva regnato su Parma. Questa origine italiana di Sua Madre quanta importanza ha avuto sulla Sua educazione? Esiste un legame speciale tra Lei e l’Italia?

Durante la breve vita di mio padre ho vissuto relativamente pochi anni accanto a lui. Era l’Imperatore e, di conseguenza, consacrava tutto il suo tempo ai doveri cui era chiamato. Non è stato che negli ultimi anni della sua vita, quando eravamo prigionieri a Madera, che l’Imperatore ha potuto avere un po’ di tempo per i suoi figli. Ci ha insegnato molte cose, ci ha trasmesso molte delle sue conoscenze e soprattutto il suo sentimento religioso. Per quanto concerne mia Madre, ella era sia di origine francese che italiana. L’Imperatrice era dunque nel senso più pieno una vera europea. Di conseguenza sono nati i nostri rapporti sia con la Francia che con l’Italia.

Suo Padre regnò in Austria fino al 1919 e in Ungheria fino al 1921, dopodiché fu costretto all’esilio. Dove visse negli anni dell’esilio? Vivevate in famiglia sentimenti di nostalgia per la passata grandezza? Che lezione Le ha insegnato la storia, quando pensa alle vicende che hanno investito la Sua famiglia? Otto d’Asburgo col figlio Karl al Parlamento Europeo

È evidente che l’emigrazione sia una prova assai durae durante la mia vita ho dovuto conoscere non solamente quella che seguì la rivoluzione del 1918, ma ugualmente ho vissuto i rivolgimenti causati dalla vittoria del regime hitleriano. L’emigrazione è un fattore straordinario: può portare a realizzare imprese magnifiche, ma può indurre anche alla decadenza più profonda. A ragione è stato detto che, divenendo emigrato, ciascuno raggiunge il livello che merita. Quando si vive nel proprio paese, si è sostenuti dal proprio entourage, dalla propria famiglia, dalle consuetudini della comunità cui si appartiene. Nella condizione di emigrato si è molto soli. Ecco perché nel mondo dell’emigrazione troviamo personalità eccezionali, ma anche figure riprovevoli. In tutti i casi, devo una cosa ai miei genitori: hanno fatto di tutto per aiutare noi figli a non lasciarsi abbattere dagli avvenimenti e certamente non si sono mai abbandonati alla tentazione della nostalgia. Da parte mia, francamente, non so neppure che cosa sia questa nostalgia di cui si parla così spesso.

Gli Asburgo sono sempre stati cattolici molto devoti. Ci permetta un ricordo personale: quando eravamo studenti nella Firenze dei primi anni Sessanta, ci riunivamo in un circolo e discutevano di storia di religione e di cultura. L’animatore del nostro gruppo, Attilio Mordini, ci parlava spesso di Carlo d’Asburgo, che chiamava “l’Imperatore”. In che fase è il processo di beatificazione di Suo Padre?

Per principio, non mi sono mai voluto occupare della questione del processo di beatificazione di mio Padre. Mi sono dedicato alla politica attiva, e se mi occupassi di questo processo, un fatto che è esclusivamente religioso, si potrebbe avere il sospetto che intenda abusarne in senso politico. Per principio ho fatto tutti gli sforzi possibili per non interessarmene mai, né ho mai cercato di avere informazioni riguardo a questo processo.

Come giudica storicamente l’esperienza della Mitteleuropa alla luce dei più recenti avvenimenti? Fu, come dicono alcuni, il centro di aggregazione dell’Europa continentale o invece uno strumento del dominio austriaco?

Credo che l’Austria-Ungheria sia un eccellente esempio per la creazione di una Comunità Europea, in particolare per quanto riguarda il problema delle minoranze linguistiche. A questo proposito, quanto viene chiamato la Mährischer Ausgleich è un esempio cui ricorriamo spesso nel nostro lavoro di deputati del parlamento dell’Unione Europea. L’Austria-Ungheria non era certamente un elemento di dominazione austriaca. Basterebbe scorrere l’elenco dei ministri per rendersene conto.

Lei vive una vita molto “europea”. Abita a Pöcking, nella Germania meridionale, lavora nel parlamento europeo di Strasburgo, visita le sezioni di Paneuropa sparse nel continente: non è una vita un po’ scomoda? Non desidererebbe “andare in pensione” e godersi un po’ di tranquillità? I Suoi figli hanno ereditato da Lei l’interesse per l’Europa?

La mia vita “europea” è fonte per me di un grande piacere. Non ho alcuna tentazione di andare in pensione, finché il Signore me ne darà le forze, continuerò. Viviamo in un’epoca nella quale si sono potute prendere decisioni di grande importanza per il futuro. So che le mie frequenti assenze rappresentano un problema per la mia famiglia. D’altra parte, devo aggiungere che essa mi ha sempre aiutato grandemente; almeno tre dei miei figli hanno contratto la mia stessa passione politica, e cioè Walburga, attualmente segretaria generale dell’Unione Paneuropea, che vive in Svezia, Karl, che abita a Salisburgo, e Georg che risiede in Ungheria. Una figlia, Gabriela, è scultrice e vive in Germania. Quando scomparirò, gli Asburgo continueranno a lavorare.

Dal 1973 Lei è il presidente dell’Unione Paneuropea. Quando e come nasce questo movimento?

L’Unione Paneuropea è nata nel 1922, sulla base delle idee del conte Richard Coudenhove-Kalergi, di origine boema. Era una delle rare persone dotate della grandezza di spirito che permette di vedere chiaramente quali sarebbero state le conseguenze politiche della pace di Versailles. Si trovava a condividere la linea di un Jacques Bainville, di un Henri Pozzi e di altri pensatori che si preoccupavano soprattutto di come riempire il vuoto che si stava creando.

Altezza parliamo ora d’Europa. Per molti l’Europa è una convenienza economica, per altri una garanzia di sicurezza militare e per altri ancora la perdita della propria identità nazionale. Che cosa significa per Lei l’unione del continente?

Per me l’Europa è in primo luogo una comunità culturale e spirituale e in questo quadro costituisce un’entità politica. L’economia è utile ma essa non viene per prima. L’unificazione europea non rappresenta una minaccia per l’identità di un popolo, anzi, soprattutto per le minoranze, è la migliore garanzia della loro sopravvivenza.

L’Europa dei valori e delle tradizioni. Che significato ha per Lei l’eredità cristiana per l’Europa? Le radici cattoliche, ortodosse e protestanti non ci riconducono piuttosto alla divisione che all’unificazione?

Senza dubbio la tradizione cristiana giocherà un ruolo decisivo nell’Europa futura. Quando visitiamo una qualsiasi città europea ci rendiamo conto che senza il cristianesimo la nostra cultura non esiste. Per me, uno dei gradi giorni della mia vita è stato quando dopo tre anni passati negli Stati Uniti a causa degli avvenimenti della seconda guerra mondiale, sono rientrato in Europa e ho rivisto dopo tanto tempo una città nel cui centro si trovava una cattedrale non una grande banca o un edificio amministrativo. La tradizione cristiana rappresenta certamente il fattore più importante dell’unificazione europea. 

Fonte: http://www.paneuroparsm.org/

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