Veronica: una storia d’integrazione


Quando l’integrazione trova il doppio senso.

ragazza felice © Anna Khomulo

ragazza felice © Anna Khomulo

(EUROITALIA – ROMA, 18 luglio 2011)

Veronica, ha diciotto anni. Dopo il diploma, lascia la cittadina della Valacchia (a sud della Romania) ove è sempre vissuta; si stacca dalla famiglia a cui è molto legata e viene in Italia: non ha punti di riferimento concreti, oltre ciò che legge sui giornali e vede in televisione, ma è piena di speranze e di progetti.

Prima di partire migliora la conoscenza della lingua italiana, già appresa a scuola, e sceglie la città dove trasferirsi: Roma.

La città eterna l’ha sempre affascinata per la sua storia, i suoi monumenti, la sua cultura, anche perché profonde tracce dell’influenza romana rimangono nella lingua, nelle tradizioni, nei costumi rumeni.

Dopo tentativi e delusioni ha la fortuna di trovare un lavoro come baby-sitter presso una famiglia che l’accoglie con affetto, facendole sentire il calore che le manca: i bambini la amano e lei ama i bambini. Ancora oggi questo rapporto continua immutato.

Questa serenità le dà la forza di andare avanti, il suo sogno è praticare la professione per cui ha studiato: l’estetista.

Riesce a farsi assumere da un istituto al centro di Roma, ad avere un regolare contratto e, completa il suo percorso, iscrivendosi ad una università privata per approfondire i suoi studi in questa branca professionale che l’ha sempre affascinata.

Vive in un grande appartamento con altre ragazze di varie nazionalità e si realizza così una convivenza multietnica e multiculturale: è un’esperienza ricca di momenti di scambio di idee, talvolta vivace, sull’amore, sulla cultura, sulla religione ma anche sulla cucina, sulla musica, la moda ecc.

Meno fortunato il rapporto con l’altro sesso; le esperienze sentimentali sono deludenti, forse ha fatto gli incontri sbagliati; uomini che non hanno capito l’integrità morale, l’intelligenza e l’apertura verso gli altri, di questa ragazza dagli occhi neri e penetranti.

E’ una storia d’integrazione: Veronica è oggi serena e soddisfatta, piena di interessi, con un ottimo rapporto con l’ambiente di lavoro e le sue clienti, anche se ogni tanto le affiora sul viso la nostalgia per le sue pianure, i suoi villaggi, il Danubio: forse un giorno ci ritornerà!

Oggi si occupa delle sue connazionali, in gran parte badanti; quello delle badanti è un lavoro essenziale per una società che invecchia ma non viene apprezzato e valutato come si dovrebbe.

Molte donne, lontane dal luogo di origine e dalla famiglia, hanno trovato in questa ragazza coraggiosa un punto di riferimento, un aiuto morale, un sorriso, uno sguardo fiducioso in un futuro di solidarietà e di dialogo.

Un dialogo con il quale capire le motivazioni dell’altro, i drammi, le speranze, lasciando da parte i pregiudizi, gli stereotipi: scoprire e approfondire le diversità culturali e spirituali che sono un patrimonio inestimabile per tutta l’umanità.

“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ci scambiamo le mele, avremo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo le idee, allora avremo entrambi due idee.”, disse George Bernard Shaw.

La famiglia di Veronica temeva in una scelta avventata, ma talvolta la paura delle decisioni ci può lasciare sfuggire la vita e, la vita, in molti casi, può riservare delle sorprese positive.

Mi auguro che le “Veroniche” possano essere tante!

(di Eugenia Stanisci)

Roma, 18 luglio 2011

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