BEATO ANTON DURCOVICI, VESCOVO MARTIRE, ALLIEVO DELL’URBANIANA


Commemorato ieri, giovedì, 29 maggio 2014, con un solenne Atto celebrativo promosso e organizzato a Roma dal Pontificio Collegio Urbano “De Propaganda Fide”, di cui il Vescovo di Iași e martire,  proclamato Beato il 17 maggio scorso,  fu alunno dal 1906 al 1911.

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Roma, 30 maggio 2014 – “Beato il popolo di cui Dio è il Signore” (Salmo 143,15), il leitmotiv del Vescovo martire Anton Durcovici (1888-1951) declamando la sua vocazione al compimento del suo sacro ministero, integralmente, verticalmente, sino al martirio, come Cristo insegnò.

Per la Pontifica Università, è motivo di orgoglio e di porre altri sacri allori alla sua insegna gloriosa. Il Beato e martire Anton Durcovici Vescovo di Iași, assassinato dagli sgherri del regime comunista  in odio alla Fede ed in odio alla verticalità della sua integerrima fedeltà a Cristo, al Vangelo e alla Chiesa, ed annoverato tra i grandi del Pontificio Collegio Urbano “De Propaganda Fide”, segna una pietra miliare della Chiesa cattolica apostolica romana nella Romania fedelissima. Fu trucidato tra le più crudeli sevizie, per sentenza non scritta da un regime criminale, ateo e disumano quanto illegittimo; fu lasciato morire in carcere per fame e sete, nudo al gelo  e senz’aria. Il suo nome oggi brilla nella storia della Chiesa, come la sua anima eletta brilla nella luce svelata di Dio, tra i santi, i martiri e gli eroi.

Autore di un “Corso di religione per gli intellettuali” romeni, fu pastore impavido a fronte delle minacce del regime accanitamente dedito alla scristianizzazione della nazione romena. Un regime che per essere deicida ben oltre i suoi padroni bolscevichi dal 1945 in poi,  giunse perseguitando i ministri e pastori della Chiesa di Cristo in ogni confessione e rito, ad imbastire processi farsa di stampo staliniano, la cui  sommaria conclusione era fatalmente la morte, per esecuzione o più subdolamente, chiudendo in carcere senza cibo, né acqua, né vesti, né aria  i condannati. Morì da martire come i primi martiri della Chiesa di Cristo, nel mezzo del XX secolo.

Quale clemenza nella storia tanto recente riservare a chi nel suo delirio ideologico, tradottosi in ferocia belluina,  infieriva su santi uomini di Dio, dediti per ministero al bene delle anime, al servizio di Cristo ? Il loro fu destino di odio, disperazione, follia,  di fallimento e vergogna dinanzi alla storia umana.

Oggi il Beato Anton Durcovici è elevato alla venerazione delle genti, alla gloria degli altari, così come l’Onnipotente lo accoglie nella corte celeste degli Angeli e dei Santi.

Mons. Savio Hon Tai-Fai

Mons. Savio Hon Tai-Fai

Si formò all’Urbaniana, il Pontificio Collegio Urbano “De Propaganda Fide”, dove sono accolti in un “ambiente ricco di romanità” ed in uno “spirito di apertura universale”, i seminaristi cattolici provenienti da tutto il mondo; in particolare dalle chiese più povere e perseguitate. Il retaggio del Beato Anton Ducovici è certamente raccolto dai cattolici romeni, latini e greci, e vieppiù dallo stuolo di cattolici cinesi, arabi, africani, asiatici, che conoscono ancora nelle loro nazioni il morso della persecuzione anticristiana. Nel suo saluto all’atto commemorativo, Sua Eccelenza Rev.ma Mons. Savio Hon Tai-Fai Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, evidenziava la comunanza di martirio coi vescovi in Cina nello stesso periodo. “Meglio morti che soggiogati e disonorati”, da quel male assoluto che imperversò per mezzo secolo nell’Europa Orientale, così come in Russia dal 1917, in Messico, in Spagna,  ed in  gran parte dell’Asia.

Nella foto: S.E. Rev.ma Mons. Petru Gherghel, Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas e Don Maricel-Irinel Mititelu nel corso di un evento a Milano.

Nella foto: S.E. Rev.ma Mons. Petru Gherghel, Dott.ssa Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas e Don Maricel-Irinel Mititelu nel corso di un evento a Milano.

Sua Eccelenza Rev.ma Petru Gherghel Vescovo di Iași, con intensa emozione, commemorava il suo santo predecessore definendolo “dono di Dio per la Moldavia e la grande Romania e dono della chiesa austriaca”, donde originava la famiglia. “Non abbiamo perso un uomo di Fede, abbiamo guadagnato un Santo, un modello di coraggio, chiamata vocazionale continua per i vescovi e per i sacerdoti”, ha detto con fermezza il Vescovo di  Iași. Ordinato sacerdote nel 1911 a Roma, dopo aver terminato i suoi studi di filosofia all’Angelicum, di teologia all’Urbaniana e di diritto canonico alla Gregoriana; rientrato in Romania, dal 1911 lavorò nell’arcidiocesi di Bucarest come viceparroco, professore, rettore dell’Accademia teologica e vicario generale; dal 1947, vescovo della diocesi di Iași fino alla sua morte nel 1951. “Un uomo di preghiera, con una totale fiducia nell’Eucarestia e nella Vergine Maria.  Verticalità nel difendere la Fede, Dio e l’uomo. Molti ci chiedono: come mai avete molte vocazioni ? Perché tante famiglie numerose praticanti ? La risposta è: perché il nostro Vescovo santo e martire  e tutti gli altri vescovi hanno offerto impavidamente  la vita per noi. Anton Durcovici quel giorno è morto, e morendo ha donato tanti frutti”, conclude S.E. Petru Gherghel.  durcovici2

Alla conferenza, presieduta dal Mons. Vincenzo Viva Rettore del Pontificio Collegio Urbano, sono intervenuti con contributi storico-scientifico-teologici Sua Eccelenza Rev.ma Mons. Savio Hon Tai-Fai Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli; Sua Eccelenza Rev.ma Petru Gherghel Vescovo di  Iașiil Rettore Magnifico dell’Università Urbaniana Mons. Alberto Trevisiol; Sua Eccellenza Prof. Bogdan Tătaru-Cazaban, Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede; il Rev. Don Isidor Iacovici postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Vescovo martire Anton Durcovici. L’Atto celebrativo si è concluso con la Santa Messa nella Cappella del Pontificio Collegio Urbano.

Don Isidor Iacovici

Don Isidor Iacovici

Presenti gli alunni del Pontificio Collegio Urbano (tutti in talare con i bottoni e la fascia rossi, la stessa indossata dal Beato Durcovici); numerosi sacerdoti del clero secolare e regolare e religiose provenienti da ogni regione della Romania e Moldavia nonché dalla diaspora romena nel mondo; i redattori di Radio Vaticana e della stampa romena all’estero, Mons. Anton Lucaci e Don Adrian Dancă; il Rettore del Pontificio Collegio Pio Romeno P. Gabriel Buboi; Prof.ssa Diana Turconi-Bubenek del corpo diplomatico rumeno; numerosi esponenti della comunità romena in Italia e del mondo intellettuale e accademico.

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Innumerevoli in atto sono le segnalazioni di fatti straordinari che i devoti annunciano come miracoli, attribuiti al celebrato Beato. Dunque, non cala alcun sipario sulla vicenda storica e di processo canonico sulla straordinaria personalità del Vescovo martire. Bensì si alza sulla sua eccezionale figura, sulla sua personalità di pastore verticale, maestro carismatico e martire, un fascio di luce che conduce il Beato Anton Durcovici al trionfo sei santi e martiri al cospetto di Dio.


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 A cura di Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcaş

 Foto BY STUDIO_STEFAN. Cell. 3883675434

 

Beato Anton Durcovici Vescovo e martire

Bad Deutsch Altenburg, Austria, 17 maggio 1888 – Sighetul Marmatiei, Romania, 10 dicembre 1951.

Mons. Durcovici nacque a Bad Deutsch  Altenburg (Austria) il 17 maggio 1888. Fu ucciso in odio alla Fede nel carcere di Sighet (Bucarest, Romania), il 10 dicembre 1951, durante il regime comunista rumeno, dopo aver subito indicibili sofferenze per due anni in un lager della Moldavia durante la prima guerra mondiale, in quanto originario dell’Austria. Negli anni della dura persecuzione anticristiana rumena, nonostante le minacce del regime, svolse una fervida attività di apostolato visitando le parrocchie della Diocesi e annunciando il Vangelo. Venne arrestato nel 1949 e rinchiuso nel duro carcere di Sighet, dove morì a 63 anni. Il regime della Romania, come per tanti altri martiri della Chiesa, ha voluto cancellare ogni memoria del vescovo di Iaşi, non rimane alcun ricordo delle sue sofferenze durante la prigionia.

 Dopo la rivoluzione del dicembre 1989, che sconquassò i regimi comunisti dell’Est Europeo, si è potuto avere accesso ai dossier delle ex polizie segrete e per quanto riguarda la Romania, della “Securità”.

Con questa possibilità sono state rivelate molte vicende che nemmeno si potevano pensare, in quel lungo periodo di 45 anni, in cui la Chiesa Cattolica di Romania cominciò il suo Calvario, ritornando nel silenzio delle catacombe in pieno XX secolo.
È stato un periodo di persecuzioni e di sofferenza, ma nello stesso tempo, un’occasione di testimoniare la fede portata fino all’eroismo; il regime comunista cominciò a colpire prima i vescovi e i sacerdoti e furono incarcerati tutti i vescovi cattolici rumeni di allora, per la loro fedeltà verso la Chiesa.
E fra tutti si distinse per il suo coraggio mons. Anton Durcovici vescovo di Iasi, il quale nacque il 17 maggio 1888 ad Altenburg in Austria; rimase orfano di padre a soli cinque anni e con la madre e il fratello Francesco si trasferì in Romania nel 1894, qui la mamma per mantenere la famiglia prese a lavorare in un ristorante di Iasi.
Anton Durcovici frequentò il liceo “Sf. Andrei” gestito dai Fratelli delle Scuole Cristiane di Bucarest e ospitato nel collegio tenuto dalle Dama Inglesi di Maria Ward; qui conobbe il padre spirituale delle religiose, padre Lucio Fetz benedettino, che lo accolse nel Seminario Minore di Bucarest il 1° settembre 1901.
L’arcivescovo di Bucarest lo inviò poi a Roma per proseguire gli studi, si laureò prima in filosofia al collegio di S. Tommaso, poi in teologia al Pontificio Ateneo di Propaganda Fide e a Roma fu ordinato sacerdote il 24 settembre 1910 e per un anno fu prefetto degli studi a Propaganda Fide.
Nell’agosto 1911 ritornò a Bucarest e venne nominato amministratore della parrocchia di Tulcea e professore di religione al liceo di “Sf. Iosif”.
Durante la Prima Guerra Mondiale, a causa della sua provenienza austriaca, fu internato per due anni in un lager della Moldavia; ritornato libero negli anni 1918-22 tornò ad insegnare, svolgendo il suo ministero presso la parrocchia di Giurgiu.
Poi per 21 anni, dal 1927 al 1948, ebbe il prestigioso compito di Rettore del Seminario Maggiore di Bucarest e di professore di filosofia e latino, diritto canonico, teologia morale; per favorire la fraternità sacerdotale, fondò la “Unio Apostolica Cleri”.
Ma il suo impegno apostolico si allargò anche al di fuori dell’ambito ecclesiastico, verso gli scienziati e gli studenti laici, per loro fondò la rivista “Farul non si Crinicul”, offrendo loro un approfondimento del pensiero cristiano e con l’intento di far conoscere al mondo laico l’orientamento filosofico-tomistico.
Il 30 ottobre 1947 a 59 anni, fu nominato da papa Pio XII, vescovo di Iasi (Moldavia), la città della sua fanciullezza, subito dopo cominciò il lungo periodo del suo martirio; per l’opposizione del regime comunista imperante ostile a tutti i cattolici, poté ricevere la consacrazione episcopale solo il 5 aprile 1948 dal Nunzio Apostolico Gerald Patrick O’Hara.
In situazioni politiche e repressive estremamente difficili, il vescovo Anton Durcovici prese a visitare subito le parrocchie della diocesi di Iasi, la polizia segreta politica comunista (Securità) della Romania, lo tenne continuamente sotto stretto controllo, istituendo sul suo conto un dossier informativo penale (n. 84569), con lo scopo di accumulare capi di accusa per incriminarlo.
Fu particolarmente sorvegliato durante le visite pastorali fatte a Bacau e Roman, di cui i Servizi provinciali della ‘Securità’ inviarono giorno dopo giorno, dettagliati rapporti sui suoi movimenti e su tutto quello che diceva o predicava, alla Direzione Generale di Iasi; mischiati fra i fedeli che assistevano alle funzioni religiose, ci furono sempre informatori che registravano tutto; addirittura un informatore rubò dalla sagrestia il 5 gennaio 1949, la lettera circolare “Consacrazione della diocesi di Iasi al Cuore Immacolato di Maria”, senza che qualche sacerdote se ne accorgesse.
Tutti i tentativi di trovare qualche appiglio per bloccarlo furono vani, finché raccolsero 57 dichiarazioni scritte da altrettanti contadini cattolici di 13 villaggi, scontenti verso il vescovo per il suo rifiuto di introdurre la lingua ungherese nelle chiese.
Questo fu sufficiente per imbastire contro mons. Durcovici, l’accusa di “istigazione in blocco contro l’ordine e la sicurezza dello Stato”; “esortazione della popolazione di non partecipare alla vita politica della Romania comunista” e così via.
Sempre dai verbali della ‘Securità, si apprende che il vescovo di Iasi aveva avuto il ruolo di capo della Chiesa Cattolica, non solo in Moldavia ma anche nell’arcidiocesi di Bucarest e nel 1949 era considerato il più importante vescovo cattolico di Romania.
Il 26 giugno 1949 mentre era in viaggio verso Popesti Leordeni, per amministrare il Sacramento della Cresima, fu arrestato insieme al suo collaboratore don Raffael Friedrich.
Iniziò per lui il lungo calvario di detenzione; inizialmente fu portato nella sede del Ministero degli Interni a Bucarest, poi trasferito nel carcere di Jalilva dove rimase probabilmente dal giugno 1950 al 10 settembre 1951.
Su di lui furono fatte pressioni continue, di ammettere le immaginarie colpe per le quali era stato arrestato e cercando di ottenere con le buone o con le cattive, l’accettazione delle condizioni politiche per una rivalutazione dello statuto della Chiesa Cattolica in Romania, con la sua separazione dal Vaticano e quindi la collaborazione con il regime comunista.
Il 10 settembre 1951 il vescovo Durcovici fu trasferito da Jalilva al carcere di Sighetul Marmatiei, il più duro del regime comunista in Romania; dove morì il 10 dicembre 1951.
Come era abitudine ‘discreta’ della ‘Securità’ rumena, la notizia della sua morte fu registrata all’Ufficio Centrale di Bucarest con solo alcune righe molto concise; nulla è rimasto del suo tempo trascorso in carcere, né delle sofferenze inflitte che gli procurarono la morte a 63 anni.
Il corpo del vescovo Durcovici fu sepolto in un posto segreto, con altre 50 personalità politiche, civili e religiose morte a Sighetul Marmatiei; dal cimitero principale della prigione di sterminio, fu distrutta ogni prova. Tutti i documenti che lo riguardavano, compreso la carta d’identità furono distrutti, gli oggetti di valore scomparsi.
Il 28 gennaio 1997, la Congregazione delle Cause dei Santi ha concesso il nulla osta per iniziare la causa di beatificazione del vescovo Anton Durcovici, considerato martire della fede, di quel triste periodo della ‘Chiesa del Silenzio’, che avvolse il cattolicesimo dei Paesi del blocco comunista; facendo tanti martiri ‘silenziosi’ fra i pastori e il clero.
Il 31 ottobre 2013 Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del Decreto riguardante il suo martirio e sarà, quindi, proclamato Beato.

Autore: Antonio Borrelli

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