ABBAZIA DI S. VINCENZO AL VOLTURNO, RISORTA A NUOVA VITA


Millenario luogo dello spirito, torna dal Molise, a testimoniare ed irradiare nel mondo l’universale messaggio benedettino.

Veduta ideale del monastero del IX secolo (C. Sassetti)

Veduta ideale del monastero del IX secolo (C. Sassetti)

Non vi sono cartelli stradali sulle superstrade che conducono all’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Nemmeno nelle strade di Castel San Vincenzo, il contiguo borgo alle pendici delle Mainarde molisane, dalle cui vette nei giorni più luminosi si vede il Tirreno e l’Adriatico. Le strade inerpicate al massimo indicano un’ indecifrabile, anonima area archeologica. Pare come se l’Abbazia fosse scomparsa. Ci va chi la conosce, chi desidera abbeverarsi a tanta sorgente spirituale, chi sa che ivi prospera una comunità religiosa di suore benedettine, provenienti dagli Stati Uniti. Sì , proprio da quella lontana America di tradizione rurale, dove si arroccò il Cattolicesimo militante di respiro mondiale, nel segno della grande tradizione benedettina, che da Norcia, da Subiaco, da Montecassino, si irradiò nel mondo, in tutto l’Orbe Cattolico Romano.

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.). Nella foto, Conte. Prof. Fernando Crociani Baglioni

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.). Nella foto, Conte. Prof. Fernando Crociani Baglioni

Dopo i due secoli di interruzione , a causa delle distruzioni e spoliazioni seguite alla bufera napoleonica ed alle leggi eversive laiciste dell’unificazione italiana, l’abbandono, la guerra e il terremoto…… l’Abbazia è – grazie a Dio ! – risorta, ripristinata nel suo splendore gotico-romanico, il suo campanile è tornato a svettare e diffondere il suo concerto di Fede e di Grazia sulla Valle del Volturno. Fiorente come lo fu nella sua storia ultramillenaria, restituita alla vita e allo zelo religioso più alto e nobile, nel nome e nel segno dell’Ordine di San Benedetto da Norcia .

Oggi le suore di S. Vincenzo, guidando i più moderni attrezzi agricoli, arano, seminano, raccolgono i prodotti della terra, vendemmiano, producono olio, vino, grano, patate, mais, frutta d’ogni genere e ortaggi, da questa terra generosa. Ed accolgono i Pellegrini, ospitati con dovizia, provenienti da ogni angolo del mondo.
ORA ET LABORA !

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

San Vincenzo al Volturno, 29 luglio 2015

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.).  © Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.). © Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.).  © Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.).  © Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.).  Nella foto: Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. © Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Le arcate di portico dell’antica abbazia di San Vincenzo al Volturno (VIII sec.). Nella foto: Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni. © Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Veduta ideale del monastero del IX secolo (C. Sassetti)

Veduta ideale del monastero del IX secolo (C. Sassetti)

Antica Abbazia Benedettina di San Vincenzo al Volturno.

Le origini storiche del monastero di S. Vincenzo al Volturno si possono ritrovare del famoso Chronicon Vulturnense, un codice miniato redatto in scrittura beneventana intorno al 1130 dal monaco Giovanni. Questi, per la redazione del testo, aveva trovato materiale risalente al VIII secolo, al X ed anche all’ XI. Il monaco Giovanni scrisse la cronaca per riordinare le memorie dell’antico cenobio benedettino in un momento molto particolare, durante il quale il patrimonio monastico era minacciato dalla presenza dei Normanni. Ad oggi il Chronicon Vulturnense, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, costituisce una preziosissima miniera di informazioni per lo studio del monastero di San Vincenzo al Volturno. Stando proprio al Chronicon, il monastero fu fondato da tre nobili beneventani, Paldo, Taso e Tato, i quali, desiderosi di condurre una vita austera e contemplativa, si erano recati all’Abbazia di Farfa (RI), dove l’abate Tommaso di Morienne aveva suggerito loro di fondare un cenobio lungo le rive del Volturno. In realtà nello stesso posto già esisteva un oratorio dedicato a San Vincenzo, fondato dall’Imperatore Costantino. L’area su cui fu edificato il cenobio di San Vincenzo era stata precedentemente interessata da un insediamento romano, che fu caratterizzato dalla realizzazione di una chiesa affiancata da un’area funeraria. Il monastero raggiunse la sua massima espansione durante il IX secolo: gli abati Giosué, Talarico ed Epifanio trasformarono il cenobio in una vera e propria città monastica, avviando allo stesso tempo importanti progetti di costruzione. Il monastero arrivò così ad ospitare circa 350 monaci, comprendendo ben dieci chiese e possedendo terre in gran parte dell’Italia centro-meridionale. Nella seconda metà del IX secolo, invece, tre eventi segnarono negativamente le sorti e la relativa ascesa del monastero. Nell’848 un terremoto danneggiò gravemente alcuni edifici dell’abbazia. Nell’860 questa venne minacciata dall’emiro di Bari, Sawdan, che si fermò solo dopo la consegna di un tributo di 3000 monete d’oro. Nell’881 un nuovo gruppo di Arabi, al servizio del duca-vescovo di Napoli Atanasio II, attaccò il complesso monastico saccheggiandolo e incendiandolo. Alla fine del saccheggio, alcuni monaci superstiti riuscirono a fuggire a Capua, altri vennero portati via prigionieri dagli assalitori. Alcuni dei monaci rifugiatisi a Capua tornarono alle rive del Volturno per tentare di ricostruire il cenobio. Tale ricostruzione si concretizzò alla fine del X secolo, sostenuta, anche politicamente ed economicamente, dagli imperatori tedeschi Ottone II e Ottone III. Verso la fine dell’XI secolo i monaci, preoccupati dall’insorgere dei Normanni sulla scena politica meridionale, trasferirono la comunità cenobitica lungo la riva destra del Volturno, in una posizione più sicura e fortificabile. Da questo momento in avanti il prestigioso monastero si avviò inesorabilmente ad una parabola discendente. I Normanni provocarono direttamente lo sfaldamento progressivo delle terre monastiche nel corso dei secoli XIII-XV. La comunità in questo periodo venne retta da un abate prevalentemente non residente e scese considerevolmente di numero. Nel 1699 il monastero passò sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Montecassino. In tempi relativamente recenti il monastero ha subito pesanti danni, conseguenti i bombardamenti della II Guerra Mondiale. Una prima ricostruzione viene portata avanti dal monaco cassinese Angelo Pantoni, a seguito della quale il monastero torna ad ospitare una comunità benedettina di suore provenienti dal monastero di Regina Laudis nel Connecticut (USA).

Vai al sito: http://www.sanvincenzoalvolturno.it/

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