“ABRUZZO E MOLISE”, IL FILM


 

Lungometraggio della serie “L’ITALIA VISTA DAL CIELO” prodotto dalla Esso Italiana nel 1970 e restaurato nel 2006.

ABSTRACTam

Un susseguirsi di ambienti naturali e geografici diversi, raccontati dalle riprese di Folco Quilici e descritti dal grande autore Ignazio Silone.
Un viaggio attraverso la storia dell’Abruzzo e del Molise, delle loro civiltà, dei loro aspetti controversi che le rendono uniche e proprio per questo incantevoli.
Il filmato di Quilici, le sue descrizioni realistiche ed emozionanti regalano allo spettatore la possibilità di avvicinarsi e di conoscere i numerosi luoghi di queste due regioni, le molteplici sfumature che si svelano in tutta la loro autentica bellezza.

Le montagne appaiono immediatamente come “prepotenti” protagoniste della realtà di questa terra. I massicci rocciosi hanno, infatti, determinato il destino degli abitanti, tanto da divenire la chiave di lettura per la conoscenza della loro storia.

Sorvolando l’Abruzzo, terra aspra e impervia, non si può non percepire l’imponenza che trasmettono il cuore di pietra del Gran Sasso, la Maiella ed il Velino. Barriere rocciose che hanno preservato la regione e ne hanno caratterizzato la storia e la civiltà. Scrive Silone: “sono state appunto le montagne, e più precisamente i pochi valichi da esse consentiti, a determinare l’effettiva meridionalità [di questa terra], vale a dire la sua secolare gravitazione politica, economica e culturale verso il Sud”.

Un legame con la montagna che potremmo definire di osmosi e che si riflette nello spirito dei suoi abitanti ed emblematicamente nella figura di Pietro da Morrone, conosciuto come Papa Celestino V, che al pontificato preferì una vita condotta in completa solitudine tra le rocce di queste catene montuose. “Qui lo spirito soffia dove vuole, e non v’è catena montuosa che non possa essere superata o aggirata da uomini ardimentosi, o da semplici pastori o eremiti”, ricorda Silone.

La profonda spiritualità religiosa è il denominatore comune di queste due regioni e il motore del loro sviluppo civile: Madonna di Canneto, San Clemente a Casauria, San Vincenzo al Volturno sono solo alcuni dei santuari e delle abbazie sorti dalle rocce a testimonianza di una condizione ascetica dettata dalla natura ostile e impervia.

Le tradizioni cristiane hanno subito nel tempo l’influenza dei culti pagani, intrecciandosi in un sincretismo percepibile durante la celebrazione della Festa della Resurrezione a Sulmona e della festa del Santo delle Serpi a Cocullo.
La gioia dei festeggiamenti che segnano l’arrivo della primavera sembra ormai un’eco lontana quando lo sguardo del regista si sofferma su Barrea, Opi, Rocchette e Castelpetroso, alcuni dei Comuni che appaiono come “mucchi di pietra grigia” sospesi sul ciglio degli strapiombi e perduti tra le valli.

Passando il confine la severità costante del territorio abruzzese sfuma nei paesaggi molisani, altresì aspri, ma addolciti dal verde dei boschi dei quercioli e dei lecci.
Da Duronia a Pesche l’uomo e le case sembrano fondersi con la montagna in un’armonia semplice e naturale.

Il volo in elicottero percorre il Molise e prosegue nuovamente in Abruzzo, dove, oltrepassato il Gran Sasso, si incontra una delle più nobili città della regione, Teramo, circondata dalla vegetazione boscosa delle Foreste di Pietracamela.
Se Teramo si è sviluppata attorno alla sua splendida cattedrale che domina la città vecchia con la sua facciata a merli ghibellini, la storia de L’Aquila ruota intorno al ricordo delle origini: 99 castelli, 99 rioni, 99 chiese, 99 piazze. Oggi il passato rivive in uno dei suoi più celebri monumenti, la Fontana delle 99 Cannelle che, simbolo cittadino, ripete nei 99 getti d’acqua il numero dei castelli fondatori della città.

Dal cielo, il paesaggio magico e misterioso creato dall’alternarsi delle case color terracotta, del verde intenso dei boschi e delle morbide ombre delle montagne, rivela agli occhi dello spettatore come l’incontaminata solitudine dei paesi d’Abruzzo e del Molise si congiunge al rinnovamento “che trasforma una civiltà contadina in una civiltà consapevole di più vasti sviluppi”.  *Immagini: © Folco Quilici

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