Roma, Si riunisce il Consiglio di Presidenza del “Centro Volontari della Sofferenza”


Iniziano i lavori del Consiglio di Presidenza della Confederazione Internazionale del Centro Volontari della Sofferenza

Attraverso la Porta Santa impariamo “a fare nostra la misericordia del buon samaritano”. Così Papa Francesco si è rivolto ai fedeli durante l’omelia in Piazza San Pietro lo scorso 8 dicembre in occasione dell’inaugurazione del Giubileo della Misericordia.

cvsCome si pone il Centro Volontari della Sofferenza e che ruolo ha l’ammalato nell’Anno Santo?

Per rispondere anche a queste domande, è in corso il Consiglio di Presidenza della Confederazione Internazionale del Centro Volontari della Sofferenza, l’associazione fondata dal beato Luigi Novarese (1914 – 1984) il 17 maggio 1947, riunitosi nella sede di Roma, in via di Monte del Gallo.

«Il nostro padre fondatore diceva che “dobbiamo essere canali che uniscono la misericordia finita dell’uomo, alla misericordia di Dio, infinita”, un pensiero ancora più attuale poiché il Santo Padre ha concesso, in occasione del Giubileo della Misericordia, l’indulgenza agli ammalati anche attraverso la tv – spiega don Armando Aufiero, sacerdote e presidente della Confederazione Internazionale del CVS – un gesto importante per tutti quei sofferenti impossibilitati a muoversi».

Durante queste giornate di approfondimento e discussione che termineranno domenica 13 dicembre, il Consiglio di Presidenza della Confederazione Internazionale è chiamato ad affrontare alcune questioni centrali per la vitalità e la testimonianza dell’apostolato nella sua dimensione diocesana e di Chiesa universale.

«Sarà un anno importante per gli ammalati – conclude don Aufiero – che, seguendo l’insegnamento del nostro padre fondatore, il Beato Luigi Novarese, si sentono chiamati in prima persona a manifestare la forza salvifica del mistero cristiano diventando apostoli per la valorizzazione di ogni situazione di sofferenza presente nella vita dell’uomo».

Luigi Novarese si impegnò con tutto se stesso nella lotta contro l’emarginazione dei disabili, che tolse dai ghetti in cui erano confinati e integrò nella società. Insegnò loro un mestiere con l’obiettivo, nei limiti delle possibilità di ognuno, di renderli autonomi anche dal punto di vista economico. Dialogò senza complessi con la medicina dimostrando l’efficacia terapeutica della motivazione spirituale nella cura del malato. Fondò case di cura, centri di assistenza, corsi professionali per disabili e infermi, insegnando loro a pensare e a vivere in modo nuovo la malattia. Da soggetto passivo, limitato dai problemi fisici e peso per la società, il sofferente diventa soggetto attivo, aiuto per gli altri ammalati e per i sani. Diceva Novarese: “Non può forse, l’ammalato, che dispone di più tempo ed ha facoltà approfondite di osservazione, essere proprio lui il buon samaritano del fratello sano?”.

Questa voce è stata pubblicata in Euroitalia e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...