Abruzzo. Conti Crociani Baglioni, dissertazioni storiche in alta quota


Nel Parco Nazionale d-Abruzzo Lazio e Molise, Valle Fiorita, luglio 2016..

Amadeo_d-AostaAmedeo di Savoia Aosta, vedendo arrivare il Re e la Regina, esclamò ad alta voce: “Ecco Curtatone e Montanara”. La goliardica battuta costò al Principe sabaudo una missione nel Congo, sotto falso nome, per alcuni anni, salvo poi, dopo la conquista dell’Etiopia, ed il breve governatorato del Maresciallo Rodolfo Graziani, esser nominato Viceré dell’Impero Italiano d’Etiopia. Tale ruolo gli fu fatale poiché, quantunque contrario all’intervento dell’Italia in guerra al fianco della Germania, sentimento ed opinione che manifestò con forza al Duce, si trovò a comandare la strenua difesa dell’Impero contro le soverchianti forze britanniche.
Tratto prigioniero, a conclusione dell’eroica difesa dell’Amba Alagi, fu ristretto in un campo di concentramento britannico presso Nairobi, in Kenia, già nell’aprile 1941, appena dieci mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia contro la Gran Bretagna. Qui cadde ammalato di malaria, che presto degenerò in tubercolosi.
Il Viceré, alla resa, scendendo dalla montagna dove le forze italiane ed àscare dell’Impero si erano rinserrate ad estrema difesa, ricevette dalle forze armate britanniche l’onore delle armi. Lo stesso nemico, il comandante del campo di prigionia, cavallerescamente offrì le insegne di Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita dal Re Imperatore Vittorio Emanuele III (n. 11 novembre 1869 – m. 28 dicembre 1947) al suo nipote Viceré caduto prigioniero.
Durante la prigionia nel campo britannico presso Nairobi, il nemico gli offrì con rispetto e deferenza la liberazione e il rimpatrio su nave della Croce Rossa internazionale. Il Viceré Amedeo rifiutò l’offerta, in quanto le leggi dell’onore militare non gli avrebbero consentito di abbandonare i suoi soldati parimente prigionieri. La sua malaria – tubercolosi peggiorò, ancorché curato dai medici militari inglesi e morì dopo meno di un anno di prigionia.
Forte fu l’emozione in Italia per la perdita di un Principe della Corona e Generale di Squadra Aerea  italiano, Viceré dell’Impero coloniale del Corno d’Africa, grande cinque volte l’Italia. Questi sacrificò la sua stessa vita alla Patria e all’onore delle nostre Armi.
Era stato contrario all’intervento in guerra, cosciente che la chiusura del Canale di Suez, e l’attacco concentrico dell’Impero Britannico (da tutta l’Africa, dall’Egitto, Sudan, Kenia, Tanganica, Rodesia e tutto il Sudafrica, nonché dal Medio Oriente, dall’India, Sud-est asiatico e dall’Australia), avrebbe segnato in pochi mesi la perdita irreversibile dell’Impero Italiano d’Etiopia, circondato, male armato e privo di rifornimenti.
Ciò avveniva mentre le Forze italiane arrancavano sulle pietraie greco-albanesi , col rischio d’esser rigettate in Adriatico se non salvate dall’intervento germanico. E dopo due mesi (22 giugno 1941) si compiva l’errore fatale dell’attacco avventato all’Unione Sovietica, per disperdere congelato il nostro esercito nelle sterminate pianure sarmatiche, senza alcuna speranza, perdendovi centomila soldati. E dopo otto mesi, a fine 1941, muovere guerra follemente addirittura agli Stati Uniti d’America, che nel frattempo andavano allestendo una paurosa potenza industriale – bellica di portata mondiale; tanto forte da poter sostenere, via Vladivostok, lo stesso sforzo intercontinentale euroasiatico dei sovietici.

Le Forme - Valle Fiorita, Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Foto: Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

Le Forme – Valle Fiorita (Pizzone), . Foto: Simona Cecilia Crociani Baglioni Farcas

La tragica sorte volle che i Governatori Generali di Libia e dell’Impero, il Maresciallo dell’Aria Italo Balbo e il Duca d’Aosta Amedeo di Savoia, contrarissimi alla guerra a fianco della Germania hitleriana, per le medesime ragioni, cadessero sul campo dell’onore, vittime innocenti di tragici destini paralleli, e della scellerata dichiarazione di guerra, che condusse la nostra Patria alla finale catastrofe. Il Maresciallo dell’Aria Italo Balbo cadde sul cielo di Tobruk, appena dieci giorni dopo l’inizio delle ostilità nello stesso giugno 1940.

June 1940:  Italian aviator and politician Count Italo Balbo (1896 - 1940), who became governor of Libya in 1933.  (Photo by Topical Press Agency/Getty Images)

June 1940: Italian aviator and politician Count Italo Balbo (1896 – 1940), who became governor of Libya in 1933. (Photo by Topical Press Agency/Getty Images)

Onore al Duca d’Aosta Viceré dell’Impero, onore al Maresciallo dell’Aria Italo Balbo.
Già nel 1942, Roma intitolò il ponte sul Tevere prospicente il Vaticano e la galleria sottostante il Gianicolo al Principe Amedeo di Savoia Duca d’Aosta.

Roma, dopo 76 anni, attende che un viale importante, come la prima parte del viale dell’Università, laterale allo Stato Maggiore già Ministero dell’Aeronautica, venga intitolato al Maresciallo Italo Balbo, fondatore della gloriosa Aeronautica Militare Italiana, Trasvolatore Atlantico, bonificatore e colonizzatore della Libia.

La città di Chicago, dove giunse trionfalmente la trasvolata atlantica del 1931, custodisce un monumento neoclassico intitolato in vita al  Maresciallo dell’Aria Italo Balbo.

Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni

Foto: Contessa Dr. Simona Cecilia Crociani Baglioni

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