A quando una Difesa Comune UE che prescinda dagli Stati Uniti?


Nato e crisi ucraina: l’Europa della Difesa è una terza via? By: Federico Castiglioni (IAI) | EURACTIV Italia

Mentre gli occhi del mondo sono concentrati sulla crisi ucraina, uno sguardo vigile ma più ampio porta a rivolgere l’attenzione agli altri due Stati dell’Europa orientale che nel 2014 hanno iniziato un processo di associazione all’Unione Europea contemporaneo a quello di Kiev, ossia le repubbliche di Georgia e Moldavia.

La Georgia, Paese caucasico di importanza strategica per il suo sbocco sul mar Nero e la vicinanza alle maggiori risorse energetiche russe, ha iniziato un dialogo con l’Unione Europea a partire dal 1995 nella forma di partnership economica e commerciale, stabilendo attraverso gli anni un legame politico graduale che passa attraverso un avvicinamento tra il sistema giuridico georgiano e l’acquis comunitarie. La Moldavia, Stato europeo confinante con la Romania e fino allo scorso anno dilaniato da forti tensioni politiche tra partiti filorussi e filoccidentali, ha invece un legame con Bruxelles un poco più recente ed ufficialmente inquadrato nelle politiche di vicinato a partire dal nuovo millennio. Entrambi questi Paesi sono stati scossi da crisi politiche nel corso degli ultimi anni, strettamente connesse alla loro posizione a cavallo tra Europa e Russia e alle tensioni linguistiche ed etniche al loro interno (e che in parte richiamano proprio questa dicotomia culturale tra oriente e occidente). Fin dalla fine della guerra fredda, infatti, sia la Georgia sia la Moldavia hanno visto il proprio territorio amputato da regioni secessioniste vicine a Mosca. Nel caso georgiano la regione rivendicata da Tblisi ma di fatto nelle mani di un governo nell’orbita russa è quello dell’Ossezia del sud, per la quale fu combattuta una guerra nel 2008 tra le truppe del governo georgiano e quelle mandate da Mosca per proteggere il suo alleato. Nel caso moldavo invece si tratta della regione di confine della Transnistria, dichiaratasi autonoma dal governo di Chisinau nel 1992 ed oggi indipendente solo a grazie a consistenti aiuti economici e militari russi.

Esattamente come i loro omologhi dell’Europa centro-orientale che hanno portato a termine il processo di adesione, come ad esempio Polonia e Ungheria, l’avvicinamento politico e culturale delle tre nazioni associate all’UE dal 2014 (includendo quindi anche l’Ucraina) fino ad oggi è sempre andato di pari passo ad un contemporaneo interesse ad approfondire i rapporti con la  Nato. L’intensificarsi del dialogo tra questi Stati e l’Alleanza Atlantica si è concretizzato in un piano di partnership di lungo periodo con la Moldavia dal 2017 e in una serie di forum bilaterali, comprensive di occasionali esercitazioni congiunte, con Ucraina e Georgia. La stretta relazione esistente tra Chisinau, Kiev e Tblisi nel più vasto scacchiere internazionale è dimostrata anche dagli eventi recenti; basti pensare alla richiesta di adesione congiunta presentata all’Unione Europea nei giorni scorsi dai tre governi di questi Stati o al fatto che sono programmate in Georgia delle esercitazioni Nato proprio adesso che la crisi ucraina sta toccando il suo culmine. La vicinanza con la Nato, comprensibilmente auspicata da questi Paesi, può essere tuttavia vista come pericolosa per la stabilità regionale a causa dell’ostilità russa nei confronti degli Stati Uniti e della percezione che l’Alleanza rappresenti una minaccia. Al contrario, stando almeno ai discorsi ufficiali di Putin e dei media russi, la stessa preoccupazione è meno ravvisabile nei confronti dell’Unione Europea e di un suo eventuale dispositivo di sicurezza autonomo che proceda di pari passo all’allargamento. Questa riflessione, insieme ad altre, sta facendo rinascere (anche qui almeno formalmente) un certo interesse dell’opinione pubblica per la possibilità di avere una Difesa Comune UE che prescinda dagli Stati Uniti. La prospettiva tuttavia, come è noto, appare lontana, e dei segnali negativi in tal senso continuano ad arrivare a livello diplomatico dagli Stati Membri (da ultimo il summit informale di Versailles).

La creazione di un tale strumento difensivo UE, infatti, richiederebbe alcune decisioni importanti ed operative. Se si volesse intraprendere la strada di un dispositivo di sicurezza difensivo realmente efficace e credibile per gli Stati associati un passo iniziale, veramente basilare, sarebbe quello di testare gli esistenti “battlegroups” europei in una missione operativa. Questo primo nucleo di forza multinazionale potrebbe essere il nucleo operativo intorno al quale ruotano e si coordinano gli sforzi nazionali, ma la sua vaghezza di funzioni e la debole struttura di comando lo rendono inadatto allo scopo. Il secondo nodo da sciogliere riguarderebbe invece proprio il tipo di contesto nel quale l’UE si dovrebbe muovere improvvisamente, ossia la preparazione per una guerra convenzionale e non un intervento umanitario o di “peacekeeping” fuori area. Non solo le attuali strutture ma la stessa idea di Politica Europea di Sicurezza e Difesa nasce in un contesto post guerra fredda, in cui l’Europa aveva bisogno di intervenire in aree di crisi e non di difendersi da un nemico esterno. Il risultato è che tutto il framework PESD attualmente in campo dovrebbe essere radicalmente rivisto e adattato allo scopo, e questo vuol dire nuovi accordi e di fatto la creazione di un filone praticamente nuovo nel processo di integrazione europea. A ben vedere gli stessi battlegroups, concepiti come forza di reazione rapida per una crisi di piccola scala e non come forza europea di combattimento per una guerra difensiva del continente, dovrebbero subire una profonda trasformazione prima di essere adattati allo scopo. Insomma, se queste difficoltà sono ampiamente note e riconosciute dai governi, non si capisce come senza la loro soluzione l’UE e i suoi Stati membri possano essere considerati interlocutori seri per la sicurezza e la Difesa esterna o anche interna ( in ottemperanza all’alleanza difensiva prevista dall’art.42.7 TEU). Ne consegue che qualsiasi passo in avanti in termini di autonomia strategica, tema al centro delle riflessioni dell’attuale Commissione, dovranno sempre fare i conti con la mancanza di una vera alleanza militare UE che prescinda dalla Nato, con le inevitabili conseguenze politiche che questo comporta nel panorama delle relazioni internazionali e nei rapporti tra l’Unione e i suoi partner orientali.

Fonte: https://euractiv.it/section/mondo/opinion/nato-e-crisi-ucraina-leuropa-della-difesa-e-una-terza-via/

A quando, dunque, una Difesa Comune UE che prescinda dagli Stati Uniti?

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