LA MINACCIA E LA DIFESA ALL’EUROPA. COME LA PENSAVAMO NEL 1983


Ahi, amica Francia, quanto è costato il tuo orgoglio all’Europa!

Riproponiamo lo studio di Roberto Cestelli, pubblicato su Buletin européen 1983/8-9.

Euromissili
o
Pax Sovietica?

LA TERZA VIA: LA DIFESA DALLO SPAZIO

Le nazioni dell’Europa Occidentale possiedono, nel loro insieme, le installazioni industriali più vaste e più avanzate deI mondo, la loro popolazione complessiva è superiore a quella degli USA e dell’URSS, il loro prodotto nazionale lordo globale è più alto di quello degli Stati Uniti ed almeno il doppio di quello sovietico.
Il controllo dell’Europa Occidentale darebbe a chi lo conquistasse risorse industriali, tecniche ed umane che la controparte non potrebbe in nessun modo controbilanciare.
L’Europa occidentale è la chiave di volta deI sistema di equilibrio della pace mondiale.
Lo ha ben chiaro l’Unione Sovietica che della conquista dell’Europa, di cui vorrebbe impadronirsi distruggendola il meno possibile, ha fatto l’obiettivo prioritario deI suo più vasto disegno di dominare il mondo per imporre la «Pax Sovietica» che elimina ogni libertà dell’uomo.
Lo hanno compreso gli Usa e tanto lo temono, non per altruismo ma per motivo della loro stessa sopravvivenza, che in un rapporto al Senato americano deI Comitato delle forze armate è testualmente scritto:
«Se esiste un luogo, al di fuori dei limiti territoriali deI Nord America continentale ove i nostri interessi debbano essere considerati assolutamente vitali, questo luogo è l’Europa».
Lo hanno evidentemente meno chiaro i più diretti interessati, gli europei occidentali, che tutti presi dai loro piccoli giochi nazionalistici, non sembra si rendano conto di costituire la posta di una sfida fra le due superpotenze, sfida che ogni giorno diviene più minacciosa.

LA MINACCIA ALL ‘EUROPA
Due fatti sono certi:
Le nazioni del Patto di Varsavia hanno schierato ai confini occidentali una forza militare munita di mezzi convenzionali tre volte superiore a quella di cui dispongono le nazioni europee partecipanti al Patto dei Nord Atlantico.
A questa già schiacciante superiorità di armamenti convenzionali l’Urss ha aggiunto la minaccia della distruzione nucleare portando sull’Europa Occidentale, in aggiunta all’enorme schieramento missilistico già da tempo in atto, l’ulteriore orrida generazione dei missili SS20 a testata atomica multipla.
Questa è l’inoppugnabile realtà: contro un’Europa solo modestamente difesa l’Urss ha schierato un’apparato militare che, per proporzione e mezzi, non può avere che finalità offensive.

L’EVOLUZIONE DELL’IDEA IMPERIALE IN RUSSIA
Il primo chiaro disegno di un dominio mondiale russo è documentato dal celebre testamento di Pietro il Grande scritto a Pietroburgo nel 1724 ed il cui testo fu reso noto dal Cavaliere d’Eon, Ministro Plenipotenziario di Francia alla corte d’Inghilterra che lo inserì nel suo libro «Vie Politique», pubblicato nel 1779 da Lafortelle (Bulletin Européen n° 1 e n° 7 dei 1977).
Caduti gli zar la politica dei Governo di Mosca, espressione del comunismo sovietico, fu inizialmente dominata dall’idea, tutto sommato romantica, di una espansione mondiale del marxismo sull’onda di una rivoluzione proletaria.
Ma già nel corso del secondo decennio di potere un’altra tendenza inizia a manifestarsi negli uomini dei Cremlino, quella di un’espansione dell’Urss con finalità nettamente imperialistiche.
Le due tendenze, sino ad un certo punto, marciarono alla pari anche se su strade differenti, poi nello spirito dei governanti di Mosca il fine imperialista prese rapidamente il sopravvento e l’idea romantica e rivoluzionaria divenne solo lo strumento per realizzare lo scopo finale che Pietro il Grande aveva perfettamente identificato: la creazione di un impero russo che tenga sotto il suo controllo il mondo intero.
Il sogno di Lenin, il rivoluzionario atroce che aveva ucciso l’ideale proletario del comunismo soffocando nel sangue a Kronstand la rivendicazione della partecipazione sindacale operaia ma che aveva idealizzato la Russia quale madre del Comunismo mondiale, ostile ad ogni conquista ed all’imposizione del potere su altri popoli, fu a sua volta tradito da Stalin che fece prevalere la tendenza imperialista e trasformò il comunismo da bandiera ideale a
subdolo strumento di penetrazione dell’imperialismo sovietico.
Stalin, instaurato un potere che dopo di lui nessun altro uomo sulla terra ha mai posseduto, non tradì così soltanto gli ideali di Lenin ma quelli dei lavoratori del mondo intero che vedevano e vedono ancora nella bandiera rossa con le insegne della falce e dei martello non la realtà dell’imperialismo di Mosca ma il simbolo della libertà e della giustizia sociali che Mosca non ha mai dato ai popoli a lei sottomessi ed alla stesso popolo sovietico.

[…]

MA L’IDEA IMPERIALE NON MUORE
La destalinizzazione iniziata da Krusciov e la dissoluzione deI Kominform sembrarono voler marcare la possibilità di una coesistenza pacifica e l’abbandono da parte dell’Urss, delle sue mire imperialistiche. Ma fu una speranza di breve durata.
Già nello stesso anno della morte di Stalin era esplosa la prima bomba H sovietica ed il 14 maggio 1955 i rappresentanti deI blocco sovietico, riuniti in Polonia, sottoscrissero il Patto di Varsavia realizzando cosi quel progetto che Stalin aveva lanciato a Mosca nel gennaio 1951.
L’organizzazione deI Patto prevedeva l’unificazione di tutte le forze armate deI blocco sovietico sotto gli ordini deI Comando Supremo dell’Armata Rossa.
Il socialismo reale che non risulta capace di creare il benessere per i popoli è stato pero in grado di realizzare una poderosa macchina bellica dalle finalità esclusivamente aggressive.


LA GUERRA PSICOLOGICA IN ATTO
L’espressione sovietica «aktivnyje meroprijatija» non ha un corrispondente preciso nelle lingue occidentali. La sua traduzione letterale è «misure attive» ma per il suo reale significato occorre rifarsi aIle operazioni di guerra psicologica poste in atto nel corso del secondo conflitto mondiale.
Le «misure attive» comprendono tutta una serie di tecniche poste in atto dai servizi segreti sovietici che vanno dalla costituzione, organizzazione e preparazione di gruppi frontisti o rivoluzionari, alla disinformazione, alla manipolazione della stampa, alla falsificazione di documenti sempre compromettenti, all’impiego di agenti d’influenza e provocatori.
L’Urss usa le «misure attive» praticamente non solo contro tutti i paesi non partecipanti al Blocco Sovietico ma anche contro alcuni paesi comunisti come la Corea deI Nord e la Cina.
Le «misure attive» non costituiscono una novità nel repertorio politico sovietico. Negli anni trenta i gruppi frontisti operanti per il Comintern prepararono l’opinione pubblica francese, inglese ed americana a digerire il Patto tra Hitler e Stalin dell’agosto 1939.
Il braccio occulto che manovra le «misure attive» è il servizio A della 1° Divisione deI KGB. Questo dipartimento è quello preposto al collegamento con i partiti comunisti occidentali e con le organizzazioni frontiste all’estero e li convince o dà loro gli ordini ed i mezzi per intraprendere azioni politiche o di propaganda a sostegno di determinate campagne di «misure attive».
Tra i gruppi frontisti controllati direttamente vale la pena di ricordare le varie società di «Amici dell’Urss», «l’Organizzazione di Solidarietà dei popoli afroasiatici», la «Federa­zione Sindacale Mondiale» ed il «Consiglio mondiale per la pace» che è stato espulso dalla Francia e dall’Austria a causa della sua attività diretta contro i paesi che l’ospitavano.
E’ deplorevole che sostenitori non comunisti dei movimenti pacifisti accettando la collaborazione deI Consiglio Mondiale per la Pace per le loro attività ricevano indirettamente il sostegno finanziario sovietico.
E’ ancora più deplorevole che Mosca riesca, attraverso uno strumento trasparente come il «Consiglio Mondiale per la pace» a prendere parte al dibattito pubblico dell’occidente sulle difese occorrenti per contrastare la minaccia sovietica puntata sull’Europa.

Le «misure attive» intervengono ovunque l’Unione Sovietica ritenga utile portare ritardi, scompiglio, creare paure e disordini.
Rientrano in questa casistica, oltre l’attuale campagna contro l’installazione degli euromissili, quella che nel 1977 impedì la costruzione della bomba a neutroni, uno strumento essenzialmente difensivo, tattico, le campagne contro le centrali nucleari e persino le agitazioni sindacali a scopo politico.
Le «misure attive» sovietiche anche se non costituiscono una seria minaccia per l’Occidente debbono essere giudicate nocive ed è necessario che gli europei siano informati delle pratiche ingannatrici a cui sono esposti.
Quanti onesti cittadini, partecipando alle famigerate marce della pace ignoravano, ahimè, che si trattava di una marcia a senso unico che se sortisse l’effetto da essi desiderato li farebbe trovare inermi di fronte ad un nemico che si accinge a sottometterli con la forza.

PACIFISMO GUERRAFONDAIO

C’è una grande causa che unisce tutti gli europei, di ogni tendenza politica: la pace.
Lo rivela l’ultimo Eurobarometro, il sondaggio di pubblica opinione che ogni sei mesi viene eseguito dalla Commissione Europea.
Alla domanda «che cosa meriti, ai nostri giorni, che si corrano rischi e si accettino sacrifici» sette europei su dieci rispondono la «pace».
L’impegno maggiore è stato registrato in Grecia con l’85% quello minore in Irlanda, l’unico paese neutrale della Comunità, con il 45%.
Lo stesso sondaggio dimostra però che un altro ideale: «la difesa dei proprio paese da un ‘eventuale attacco» non accende pari passione degli europei.
Lo stato d’animo degli europei che, posti di fronte a due problemi evidentemente interdipendenti – in quanto non è concepibile che esista un ideale di pace, per il quale ci si dichiara disposti a correre rischi e ad accettare sacrifici, senza che si sia pronti ad accettare sacrifici ed a correre rischi per difendere il proprio territorio, e quindi la propria libertà – questo stato d’animo, ripetiamo, apparentemente in controsenso con se stesso, a nostro parere dimostra quanta sia stata manipolata dalle «misure attive» sovietiche la pubblica opinione europea che sembra avviata ad accettare passivamente qualsiasi imposizione, anche militare e violenta, pur di avere assicurata più che la pace, la sopravvivenza.
Questo pacifismo ad ogni costo predicato e gridato nei cortei ed in tutte le manifestazioni, compreso il recente «Congresso mondiale della Pace di Praga» non sappiamo sino a che limite sia più stolto o più in malafede.
Ciò che è certo è che un piatto pacifismo europeo è in realtà guerrafondaio perché non è concepibile che gli USA assistano senza reagire militarmente ad una occupazione sovietica dell’Europa, soprattutto se gli europei si dimostrassero acquiescenti e quindi disposti a collaborare domani ad ulteriori piani degli invasori.
Il pacifismo su questo nostro pianeta ha sempre destato l’appetito deI potente. Il quarantennio di relativa pace di cui abbiamo goduto è dipeso dalla paura che ha l’URSS della potenza militare USA.
La pace è vissuta finora all’ombra della paura, dell’insicurezza della vittoria, deI timore di pesanti rappresaglie, di un prezzo troppo elevato da pagare.

L’EQUILIBRIO DEL TERRORE

[…]
La pace riposa purtroppo oggi su questo equilibrio deI terrore, chiunque turbi comunque tale equilibrio effettua una reale minaccia alla pace.


L’URSS INSIDIA LA NATO
La manovra dell’Urss è ormai evidente: la sua strategia tende ad incrinare l’alleanza atlantica vibrando colpi al suo elemento più debole, l’Europa, ove il nazionalismo dei singoli paesi costituisce la possibile linea di frattura.
Due passi sono i suoi obiettivi primari: la Germania Federale e l’Italia.
La prima per la sua insita capacità bellica e perché le sbarra il passo alla frontiera continentale, l’Italia per la sua posizione strategica nel centro deI Mediterraneo.
Contro l’Italia, ove il Cremlino può contare sull’appoggio deI più forte partito comunista occidentale, Mosca ha in atto una campagna continua di minacce più o meno palesi mentre da tempo ne appoggia in ogni modo il sovvertimento dello Stato.
Contro la R.F.T. ha tentato ogni forma di pressione. Nel recente incontro Andropov-Kohl il Cremlino ha chiaramente espresso più minacce che concessioni.
L’Urss ha puntato le sue armi nucleari sull’Europa e pretende che l’Europa non si difenda accettando l’installazione dei Pershing 2 e dei Cruise sul suo territorio.
Il fallimento della visita di Kohl dimostra che non esistono possibilità d’intermediazione; il problema di un avvio, sia pure graduale, verso il disarmo va discusso direttamente tra le due superpotenze. L’Europa se vuole la pace, deve solo dimostrare fermezza e rimanere senza tentennamenti a fianco dei suo alleato. Non è praticabile la via di un disarmo unilaterale, che risulta, anche se è apparentemente assurdo, il sistema più sicuro per provocare la guerra.
Certamente non è psicologicamente piacevole dover accettare l’installazione sul proprio territorio di strumenti distruttivi ed offensivi come lo sono i previsti schieramenti degli euromissili.
La loro installazione è un atto che, per difesa, ci costringe a partecipare direttamente a quell’equilibrio deI terrore che giustamente ripugna al nostro animo, ma al quale non possiamo rinunciare almeno sino a quando non sarà possibile affidarci ad un sistema esclusivamente difensivo e non puramente di rappresaglia e di contro-distruzione.

[…]

Roma, luglio 1983

R. C., Buletin européen 1983/8-9, pp. 2-8

Testo trascritto a cura di Simona Cecilia Farcas.

Una replica a “LA MINACCIA E LA DIFESA ALL’EUROPA. COME LA PENSAVAMO NEL 1983”

  1. L’ha ripubblicato su Futuro Insiemee ha commentato:

    Expresia sovietică «aktivnyje meroprijatija» de ieri este înlocuită astăzi cu „operațiunea militară specială a Rusiei”.

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